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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

La Regione Abruzzo autorizza le attività cinofile all’interno delle aree protette

14/05/2016
in Archivi, Aree naturali protette, Caccia e Animali, Governo del territorio, MATERIE TRATTATE, Natura, News, Parchi regionali, Piani territoriali, Riserve naturali provinciali, Riserve naturali regionali, Siti di Importanza Comunitaria (SIC), Zone di Protezione Speciale (ZPS)
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Caccia nei parchi.

Federparchi, Ambiente e/è Vita, Appennino Ecosistema, Dalla parte dell’Orso, Fai, Iaap, Italia Nostra,  Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Pro natura e Salviamo l’Orso protestano insieme contro la  Regione Abruzzo per «la recente approvazione di un assurdo dispositivo di legge che appare in assoluto contrasto con la realtà del territorio e le sue vocazioni».

Infatti, la legge  11, pubblicata sul Bollettino Ufficiale del 14 aprile, modifica la legge regionale 38/1996 sulle aree protette regionali e consente attività cinofile e cinotecniche all’interno del Parco Sirente Velino e delle altre riserve naturali di competenza regionale.

«In pratica – spiegano Federparchi e associazioni – con la nuova norma approvata sarà possibile svolgere attività di addestramento e allenamento di cani, nonché lo svolgimento di gare cinofile, su territori di grande valenza naturalistica con danni enormi per la fauna selvatica e per il territorio.  

Un provvedimento di assoluta gravità che non ha precedenti in alcuna regione italiana e che mette a gravissimo rischio la conservazione di specie importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall’orso e dal camoscio.  

Si tratta inoltre di una norma illogica, illegale e ancora più assurda perché votata dai consiglieri regionali di quella che dovrebbe essere la regione verde d’Europa. 

La vergognosa legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali.   

Letta insieme all’assurdo regolamento per la gestione degli ungulati, varato recentemente a dispetto delle proteste degli ambientalisti, questa norma probabilmente rappresenta, nelle intenzioni dei proponenti, un ulteriore passo verso la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli.  

Quindi non un errore di percorso ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse».

Secondo ambientalisti e Federparchi  si tratta di «Una norma in palese contrasto con la legge quadro sulle aree protette (legge 394/91), con la legge n. 157/92 sull’attività venatoria e con la stessa legge regionale 38 che è stata modificata.  

Nel caso del Parco regionale, che è classificato come Zona di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della direttiva uccelli dell’Unione Europea, è in contrasto anche con la delibera 451/2009 della giunta regionale che ha approvato le misure minime di conservazione delle ZPS.  

Insomma una norma priva di qualsiasi logica».

Il comunicato congiunto di Federparchi e associazioni evidenzia che «l’attuale maggioranza regionale, teoricamente progressista  sta facendo scelte peggiori di quelle di ogni altro Consiglio regionale recente.  

È ora di cambiare passo e di operare nell’interesse della stragrande maggioranza dei cittadini che chiedono rispetto per le aree naturalistiche di pregio, per la flora e per la fauna protetti».

Per questo le associazioni, insieme a Federparchi, chiedono al Governo di «impugnare la legge per i palesi contrasti prima evidenziati e al Consiglio regionale di tornare sui suoi passi ammettendo l’errore e abrogandola immediatamente.  

Si vuole sperare che la Regione Abruzzo non voglia celebrare i 20 anni delle legge quadro sulle aree protette, che si proponeva di realizzare il sogno dell’Appennino Parco d’Europa, decretando la sua fine e la fine delle stesse aree protette».

Federparchi sottolinea: «Chiediamo alla Regione Abruzzo di ascoltarci e di prendere una decisione immediata di abrogazione di una norma inutile e dannosa.  

Evitiamo di perdere tempo e energie per una vicenda che non può che avere un’unica conclusione: il governo impugnerà la legge e la Corte Costituzionale non potrà che riconfermare quello che ha già stabilito in precedenza».

Il comunicato congiunto conclude: «I provvedimenti pro-caccia, insieme alla paralisi di una importante fetta della vigilanza ambientale che si è ottenuta cancellando le Polizie Provinciali, la dicono lunga sulle recenti scelte della Regione Verde d’Europa, cui le associazioni e Federparchi, insieme a tutte le Riserve, chiedono con forza di rivedere le proprie posizioni contrarie a una sana politica ambientale e persino al buon senso».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 12 maggio 2016 sul sito “Greenreport”)

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