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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

L’Italia festeggia il World WildLife Day, ma non sa niente del proprio capitale naturale

06/03/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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«Sul Collegato ambientale credo che sia stato fatto un lavoro importante, gran parte dei decreti attuativi previsti hanno visto la luce.  

Il 28 febbraio presenteremo il primo rapporto sul capitale naturale».

Così il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti annunciava, appena due settimane fa, l’imminente presentazione – attesa per tre giorni fa e mai avvenuta – dell’atteso testo.

Ripetutamente contattati dalla nostra redazione, gli uffici del ministero hanno assicurato che il rapporto sul capitale naturale è stato effettivamente redatto e consegnato nelle mani del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il 28 febbraio, ovvero entro la scadenza dei termini di legge.

La richiesta di poter consultare il testo – che non è stato (ancora) reso pubblicamente consultabile – è stata però respinta in quanto «non disponibile» neanche al ministero dell’Ambiente. Una circostanza curiosa.

Di fatto, oggi l’Italia celebra il World WildLife Day, la giornata internazionale della natura indetta dalle Nazioni Unite, senza il primo e principale documento che dovrebbe offrire un quadro dettagliato sulla salute e i servigi offerti dal capitale naturale della nazione.

L’ultimo di una lunga serie di ritardi.

La genesi del rapporto sul capitale naturale parte dal 2013, quando l’allora ministro dell’Ambiente Orlando presentò il Collegato ambientale come “l’Agenda verde del governo”, all’interno del quale veniva istituito proprio quel Comitato per il capitale naturale, responsabile per la redazione dell’omonimo rapporto.

In realtà il Collegato ambientale verrà definitivamente approvato solo molto tempo dopo, a fine 2015. Per l’insediamento del Comitato è stato poi necessario attendere fino all’ottobre 2016.

«Compiti del Comitato – spiegarono allora dal ministero dell’Ambiente – sono la preparazione e trasmissione entro il 28 febbraio di ogni anno, al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia e delle finanze un rapporto sullo stato del capitale naturale del Paese, al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi sociali, economici e ambientali coerenti con l’annuale programmazione finanziaria e di bilancio.  

Il rapporto deve essere corredato di informazioni e dati ambientali espressi in unità fisiche e monetarie, nonché di valutazioni ex ante ed ex post degli effetti delle politiche pubbliche sul capitale naturale e sui servizi ecosistemici.  

Il Comitato deve promuovere l’adozione, da parte degli Enti locali, di sistemi di contabilità ambientale e la predisposizione di bilanci green volti al monitoraggio e alla rendicontazione dell’attuazione, dell’efficacia e dell’efficienza delle politiche e delle azioni svolte dall’ente per la tutela dell’ambiente, nonché dello stato dell’ambiente e del capitale naturale».

Nobili intenti di cui ad ora si è persa ogni traccia.

Per avere un’idea sullo stato di salute del capitale naturale italiano – fonte di tutti i servizi ecosistemici (acqua e aria pulite, regolazione del clima, produzione di cibo, etc) da cui dipende la nostra sopravvivenza – ci rimettiamo dunque al parziale resoconto offerto recentemente dalla Commissione europea (che a sua volta rimanda speranzosa all’ignoto rapporto italiano), dedicato a osservare lo stato di conservazione di habitat e specie contemplati dalla direttiva Habitat (2007-2012): «Solo il 34% delle valutazioni per le specie vegetali e il 44% per le specie animali indicano uno stato di conservazione soddisfacente. Per i tipi di habitat la percentuale di valutazioni che mostrano uno stato di conservazione soddisfacente ammonta soltanto al 22% (UE 27: 16%), mentre il 40% (UE 27: 47%) è considerato insoddisfacente-inadeguato e il 27% è considerato insoddisfacente-cattivo (UE 27: 30%)».

Ovvero, una valutazione ampiamente insufficiente, in Italia come in Europa, ma dopotutto del nostro capitale naturale le istituzioni non sembrano preoccuparsi molto.

 

Articolo di Luca Aterini, pubblicato con questo titolo il 3 marzo 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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