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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

“Lo Stato dell’Honduras è responsabile della morte di Berta, nostra madre, nostra figlia, nostra guida”

10/03/2016
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Beta Caceres.00

Comunicato delle figlie, del figlio e della madre di Berta Caceres. “I responsabili per il suo omicidio sono gruppi di affari in combutta con il governo nazionale” 

traduzione di Antonio Lupo e Chiara de Poli

Davanti al letto della nostra Bertha, nostra madre, nostra figlia, nostra guida.

Le sue figlie Olivia, Bertha e Laura, il figlio Salvador, sua madre Bertha Austra, accompagnati dai nostri famigliari, amiche e amici, noi vogliamo rendere pubblici i nostri pensieri in questo momento di profonda costernazione.

La nostra Bertha è la maggiore delle nostre ispirazioni, per questo sentiamo il bisogno di far conoscere la verità sulla sua vita e sulla sua lotta.

In questa circostanza vogliamo ringraziare prima tutta la solidarietà nazionale e internazionale che ci accompagna.

Siamo grati per il sostegno al popolo Lenca, a cui ha dedicato la maggior parte della sua resistenza.

Al popolo Garifuna con cui si sono condivise fraternamente lotte e utopie.

A tutte le organizzazioni e movimenti sociali in Honduras, America Latina e nel mondo, che hanno condiviso il nostro dolore.

Siamo grati per tutte le immense dimostrazioni di affetto e condoglianza che il popolo honduregno ha offerto, che dimostrano che la sua lotta è una degna lotta dei popoli e di cui il mondo ha bisogno.

Non si può distorcere la verità sul crimine che ha concluso la sua vita.

Sappiamo con chiarezza certa che le ragioni del suo vile assassinio sono state la sua resistenza e la lotta contro lo sfruttamento dei beni comuni della natura e in difesa del popolo Lenca.

Il suo omicidio è un tentativo di porre fine alla lotta del popolo Lenca contro ogni forma di sfruttamento e di saccheggio.

Un tentativo di interrompere la costruzione di un nuovo mondo.

Le circostanze della sua morte si collocano nel mezzo della lotta del popolo Lenca contro l’installazione del progetto idroelettrico Agua Zarca sul fiume Gualcarque.

Chiediamo che siano chiarite le responsabilità della Impresa DESA che sta sviluppando il progetto.

Noi riteniamo responsabile la Impresa DESA, come anche le istituzioni finanziarie internazionali che sostengono il progetto, la Banca olandese FMO, lo Fondo Finn, BCIE, Ficohsa e le imprese impegnate CASTOR, il Gruppo imprenditoriale ATALA, della persecuzione, criminalizzazione, stigmatizzazione, delle continue minacce di morte contro la sua persona, la nostra e il COPINH.

Noi riteniamo responsabile lo Stato honduregno di aver in gran misura ostacolato la protezione della nostra Bertha, e di aver propiziato la persecuzione, criminalizzazione e l’omicidio.

Avendo scelto di tutelare gli interessi delle imprese rispetto alle decisioni e ai mandati delle comunità.  

Come è possibile che le istituzioni della polizia, l’esercito, il ministero di sicurezza che proteggono gli interessi e le installazioni dell’impresa DESA siano presumibilmente le stesse che pretendevano di garantire la protezione e la sicurezza alla nostra Bertha?

Come è possibile che la polizia, l’esercito e lo Stato honduregno che dovevano proteggere la sua integrità, siano gli stessi che la minacciavano di morte, molestavano e perseguitavano?

I responsabili per il suo omicidio sono gruppi di affari in combutta con il governo nazionale, i governi municipali e le istituzioni repressive dello Stato, che stanno dietro ai progetti estrattivi sviluppati nella regione.

I finanziatori di questi progetti estrattivi di morte sono anche responsabili per la morte della nostra Bertha e di tante persone che lottano contro lo sfruttamento dei territori, dal momento che i loro soldi rendono possibile l’imposizione di interessi economici sopra i diritti ancestrali dei popoli.

Non permetteremo che la sua immagine diventi un logo vuoto, rivendichiamo la nostra Bertha nella lotta permanente ed energica per la difesa della vita, dei territori e contro questo sistema di sfruttamento e di saccheggio.

Esigiamo che si istituisca una commissione internazionale imparziale per l’investigazione di questo crimine, tra cui la Commissione Interamericana per i Diritti Umani, organizzazioni internazionali per i diritti umani e gli organi governativi competenti, data la dimostrata mancanza di obiettività sulle indagini che sono state avviate nel Paese .

Vogliamo che si rispetti l’integrità della sua figura di resistenza.  

Bertha è una combattente eterna contro il razzismo, il patriarcato e il sistema capitalista oppressore e assassino.

La sua lotta è sta attraversata da un forte anti-imperialismo, costantemente corroborato dalle sue pratiche internazionali e dal suo totale rifiuto del colpo di stato finanziato e sostenuto dagli Stati Uniti, che è stato l’inizio della consegna del territorio nazionale alle multinazionali a discapito dei diritti il popolo Lenca e la popolazione honduregna.

Esigiamo in modo immediato e definitivo che venga annullata la concessione di DESA sul fiume Gualcarque e che il fiume Gualcarque scorra liberamente.

Se il governo vuole davvero fare giustizia esigiamo che si cancellino tutte le concessioni minerarie, di dighe, foreste e tutti i progetti che minacciano la sovranità nazionale.

Esigiamo il rispetto e garanzie per l’integrità fisica, giuridica ed emozionale della nostra famiglia, delle comunità, in particolare del Rio Blanco e di tutte le persone organizzate all’interno del COPINH.

Copinh.

La sua lotta non è stata solo per l’ambiente ma anche per il cambiamento del sistema, contro il capitalismo, il razzismo e il patriarcato.

Essi non solo hanno ucciso solo nostra madre, hanno ucciso la madre di un intero popolo.

Facciamo un appello perché diventino sempre più forti la mobilitazione, la denuncia e solidarietà per chiedere la vera giustizia.

“Risvegliamo, risvegliamo l’umanità!, Non è tempo che le nostre coscienze siano scosse solo dal contemplare l’autodistruzione, basata sulla rapina capitalista, razzista e patriarcale”.

Bertha vive !!

Berta vive la lotta continua

La Esperanza, Intibucá , 5 marzo 2016

                           

(Comunicato preso dal sito www.Lantidiplomatico.it)

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