Maria Fida Moro
Che cos’è per lei la politica?
È un servizio verso la collettività.
È una cosa bella e gioiosa: consiste nel rendere la vita più leggera al maggior numero di persone tramite piccole azioni – le grandi non sempre sono possibili – che migliorino, semplificando, la qualità della vita.
Ma si badi bene: fare politica richiede una specifica vocazione al servizio e molto tempo passato ad occuparsi degli altri in varie vesti.
E ancora: per fare i politici ci si deve essere già cimentati personalmente con il dolore e le difficoltà.
È come con i medici: quelli che sono stati a loro volta malati ti capiscono molto meglio dei medici che non hanno mai avuto niente.
Suo padre, Aldo Moro, ha partecipato all’Assemblea costituente: lei come giudica la riforma costituzionale voluta dal governo Renzi e che cosa voterà al referendum del prossimo autunno? Qual è la sua opinione personale?
Io voterò il NO più convinto di tutti.
Mio padre si è adoperato con altri giovani trentenni, le menti più brillanti dell’Italia che usciva dalla guerra, a scrivere una delle più belle costituzioni al mondo e non esiste che essa venga cestinata a vanvera.
Si potrebbe forse aggiornare perché è vecchia – mi sembra che abbia sei mesi più di me – ma non vanificare, perché mette al centro di tutto la persona.
Papà diceva ‘Ogni uomo è un universo’.
La nostra Costituzione ha una valenza giuridica alta, e salvaguardarla è diritto di tutti e richiama con garbo cittadini e partiti ai propri doveri.
Inoltre il Parlamento suddiviso in due Camere garantisce se stesso ed il bicameralismo esiste in tutti i paesi civili perché è espressione di democrazia”.
(Intervista esclusiva di Maria Fida Moro ad “Affari Italiani” del 20 maggio 2016)
