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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Navi dei veleni, declassificati 61 documenti su traffici internazionali di rifiuti tossici e radioattivi

16/02/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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La commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta da Alessandro Bratti (PD), ha declassificato 61 documenti provenienti dal Sismi (oggi Aise) e riguardanti le cosiddette “navi dei veleni”.

Una declassificazione che era stata richiesta dallo stesso Bratti nel 2016.

Esulta Legambiente che ricorda: «Negli anni ’90 denunciammo l’esistenza di traffici illeciti di rifiuti tossici e radioattivi che finivano affondati in mare nelle cosiddette “Navi dei veleni”.  

Ci considerarono pazzi.  

Oggi sono stati desecretati i documenti del Sismi che confermano quelle denunce.  

Il Mediterraneo è un cimitero di rifiuti pericolosi e radioattivi.  

E i Servizi lo sapevano».

Sul suo blog, Bratti spiega che «i documenti – che saranno disponibili per la consultazione nei prossimi giorni – contengono diverse note, analisi, rapporti informativi dei servizi di sicurezza militare, che arrivano fino a metà degli anni 2000, riguardanti soprattutto l’attività di contrasto dei traffici illegali di rifiuti, soprattutto radioattivi.  

Uno dei documenti declassificati – ritenuto dalla commissione particolarmente significativo – è un rapporto dettagliato su Giorgio Comerio, imprenditore navale già audito dalla commissione il 25 maggio 2015, al centro di alcune indagini della magistratura negli anni passati.  

Il rapporto del Sismi del 21 aprile 2004 delinea la sua figura offrendo alcuni episodi fino ad oggi inediti, particolarmente inquietanti e che richiederanno un’attività di approfondimento.  

Secondo il Sismi, Comerio “risulterebbe contiguo o organico ad una serie di traffici clandestini con particolare riferimento allo smaltimento di scorie nucleari e rifiuti tossici, riciclaggio di denaro, contrabbando di armi”.  

Comerio avrebbe operato dal 1995 in poi nella zona della Baia di Hungnam, grazie ad accordi stretti con il governo della Corea del Nord.  

Secondo l’intelligence militare il suo gruppo ODM sarebbe stato coinvolto nello smaltimento di “200.000 cask di residui radioattivi”, per una cifra d’affari di “227 milioni di dollari”.  

Questo smaltimento sarebbe avvenuto – secondo il Sismi – nell’area di Taiwan».

Nei documenti declassificati ci sono anche note sulle navi affondate nel Mediterraneo e che, secondo alcuni filoni d’indagine,  potrebbero contenere rifiuti pericolosi o radioattivi. 

Bratti sottolinea che «un documento del Sismi del 5 settembre 1995, indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Cesis e al ministro della Difesa, riportava il risultato di una analisi degli affondamenti di mercantili nel Mediterraneo dal 14 aprile 1989 al 22 luglio 1995.  

Si tratta di circa 90 affondamenti riportati con relative coordinate, carico, dati dell’armatore, percorso e motivi apparenti del naufragio che – dopo la declassificazione – verranno analizzati e confrontati con gli altri atti già acquisiti dalla commissione».

Poi ci sono notizie di rilievo sui traffici internazionali di rifiuti in Somalia, anche in epoca relativamente recente.

Bratti scrive che «tra i documenti oggi liberi vi è, ad esempio, una nota del Sismi inviata il 30 luglio 2003 alla presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Esteri che segnala l’arrivo a Mogadiscio di due navi “cariche di rifiuti industriali e scorie tossiche”.  

Segno evidente di un traffico criminale e ignobile verso un paese già devastato dalla guerra, che è durato ben oltre gli anni ’90.  

Su questi temi, l’intreccio tra i traffici di rifiuti e di armi, stavano lavorando la giornalista della Rai Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin che persero la vita in un agguato il 20 marzo 1994 proprio a Mogadiscio.  

Pensando al loro sacrificio e ai silenzi e depistaggi ormai accertati sulla loro morte abbiamo fatto uno sforzo notevole come commissione per individuare centinaia di documenti, inviando gli interpelli al governo per la declassificazione.  

È solo un primo passo, altri documenti diverranno pubblici presto, appena termineranno le procedure».

Mentre lentamente iniziano ad emergere importanti elementi di verità da uno dei più ignobili e occultati disastri ambientali nella recente storia italiana, la speranza è che affiori anche una nuova consapevolezza, più che mai utile ai nostri giorni.

Come più volte osservato su queste colonne, e come dimostrano le navi dei veleni, sin dagli anni ‘70 – complice anche il caos normativo in materia – l’Italia ha fatto ricorso al dumping ambientale per liberarsi dei propri rifiuti.

Sono i rifiuti l’altra faccia della medaglia nella nostra società dei consumi, e se rinunciamo ad occuparcene con professionalità e onestà alle luce del sole comunque non spariranno: sarà la criminalità a occuparsene per noi.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 10 febbraio 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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