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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

No alle coltivazioni Ogm. Ora si può

19/01/2015
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Su questo sito il 13 gennaio 2015 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Europarlamento dice ok a libera scelta stati su Ogm” (https://www.rodolfobosi.it/europarlamento-dice-ok-a-libera-scelta-stati-su-ogm/#more-14629).

Sulla decisione del Parlamento europeo in data odierna è stato pubblicato sempre su questo sito un articolo di Luca Fazio dal titolo “Vandana Shiva: «Gli europei anti Ogm adesso sono più liberi»” (https://www.rodolfobosi.it/vandana-shiva-gli-europei-anti-ogm-adesso-sono-piu-liberi/?preview=true). 

Al merito della decisione del Parlamento europeo è dedicato con questo titolo un altro articolo di Luca Fazio pubblicato il 13 gennaio 2015 su “Il Manifesto”.

Dopo quat­tro anni di trat­ta­tive ser­rate poco tra­spa­renti e molto com­pli­cate, ieri a Stra­sburgo il Par­la­mento euro­peo ha appro­vato la nuova diret­tiva Ue che per­met­terà agli stati mem­bri di vie­tare sul pro­prio ter­ri­to­rio la col­ti­va­zione di orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati (Ogm); pos­si­bi­lità che viene garan­tita anche per que­gli Ogm che sono già stati auto­riz­zati a livello comunitario. 

Si tratta dun­que di una norma che raf­forza quella sovra­nità nazio­nale che le mul­ti­na­zio­nali del bio­tech hanno cer­cato di met­tere in discus­sione in nome di una libertà di com­mer­cio che avrebbe potuto (e potrebbe) con­di­zio­nare il sistema agroa­li­men­tare del pia­neta. 

La par­tita non è ancora finita e con­si­de­rando la posta in gioco a pen­sar male non si fa pec­cato. 

Si spiega così la pru­denza con cui alcune asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste hanno accolto la (sostan­zial­mente) buona noti­zia che in fondo era attesa da anni. 

Il timore è che alcune parti piut­to­sto deboli e con­fuse della diret­tiva sem­brano scritte dagli azzec­ca­gar­bu­gli per lasciare spazi di agi­bi­lità alle aziende che com­mer­ciano sementi modificate. 

Il mini­stro delle Poli­ti­che agri­cole Mau­ri­zio Mar­tina non nutre dubbi in pro­po­sito e passa all’incasso.

 Immagine.Maurizio Martina

Mau­ri­zio Mar­tina

“In mate­ria Ogm — spiega — il punto di novità euro­peo è molto impor­tante e si iscrive nei suc­cessi della pre­si­denza ita­liana. Non era scon­tato che finisse così”. 

Il mini­stro ha anche con­fer­mato la voca­zione Ogm-free del governo. 

Altro fatto tutt’altro che scon­tato, anche se nes­sun governo euro­peo (Spa­gna e Por­to­gallo a parte) oggi potrebbe per­met­tersi di sfi­dare l’opinione pub­blica lasciando campo libero agli Ogm: 8 ita­liani su 10 da un decen­nio dicono di non volerne sapere. 

“Con­ti­nuo a rima­nere dell’idea che l’Italia — riba­di­sce il mini­stro — fac­cia bene a lavo­rare oltre il tema Ogm sì Ogm no, con­fer­mando la non col­ti­va­zione per­ché il modello agroa­li­men­tare ita­liano ha biso­gno di posi­zio­narsi sem­pre di più su fat­tori distin­tivi che stanno tutti den­tro il lavoro sulle qua­lità agroa­li­men­tari ita­liane. Per que­sto una col­ti­va­zione Ogm mi sem­bre­rebbe incoe­rente con que­sto lavoro che dob­biamo fare”. 

La nuova diret­tiva è stata appro­vata con 480 voti favo­re­voli, 159 con­trari e 58 aste­nuti (tra due anni si cer­cherà di rag­giun­gere un nuovo accordo una­nime). 

Le nuove norme entre­ranno in vigore in aprile. 

Si può dire che il brac­cio di ferro tra paesi pro e con­tro gli Ogm alla fine si sia risolto in favore di que­sti ultimi, anche se non va tra­scu­rato il fatto che la libertà di dire “no” agli Ogm viene com­pen­sata dall’introduzione di pro­ce­dure più snelle per la loro auto­riz­za­zione a livello comu­ni­ta­rio. 

Signi­fica che uno stato d’ora in poi potrà più facil­mente deci­dere anche di “aprirsi” agli Ogm, creando non pochi pro­blemi ai paesi con­fi­nanti (per­ché mai uno stato dovrebbe con­ver­tirsi agli Ogm, per fare un esem­pio, lo spiega il caso dell’Ucraina che ha appena fatto gli onori di casa a Mon­santo, men­tre prima della “svolta” filo occi­den­tale quei semi erano vietati). 

Le norme appro­vate ieri dicono che gli stati mem­bri con­trari agli Ogm pos­sono espri­mere il pro­prio diniego durante la fase di appro­va­zione comu­ni­ta­ria, inol­tre potranno vie­tare la col­ti­va­zione con un divieto valido entro dieci anni dall’approvazione comu­ni­ta­ria (il testo pre­ce­dente ne indi­cava due). 

In più, potranno vie­tare la col­ti­va­zione non solo di un sin­golo tipo di Ogm ma anche di un gruppo di Ogm che pre­sen­tano carat­te­ri­sti­che simili. 

Un altro miglio­ra­mento deci­sivo, rispetto al testo pre­ce­dente, can­cella la norma secondo cui uno stato per vie­tare gli Ogm avrebbe dovuto con­fron­tarsi diret­ta­mente con la società bio­tech: sarà invece la Com­mis­sione euro­pea a fare da cusci­netto per la trattativa. 

L’aspetto più sci­vo­loso della nor­ma­tiva, quello che lascia per­plesse alcune asso­cia­zioni, si rife­ri­sce invece alla moti­va­zioni con cui uno stato sarà chia­mato a spie­gare il divieto di col­ti­va­zione.

I divieti potranno essere moti­vati per ragioni socio-economiche, di poli­ti­che agri­cole, di inte­resse pub­blico, di pia­ni­fi­ca­zione urbana e — natu­ral­mente — anche per “ragioni di poli­tica ambien­tale”. 

Tut­ta­via in quest’ultimo caso la valu­ta­zioni non potranno for­nire valu­ta­zioni oppo­ste rispetto a quelle for­nite dall’Autorità euro­pea di sicu­rezza ali­men­tare (Efsa), soli­ta­mente piut­to­sto tenera nel valu­tare l’impatto degli Ogm. 

Il pro­blema rela­tivo al poten­ziale inqui­na­mento dei campi Ogm nei pressi delle fron­tiere è stato risolto impo­nendo alcuni vin­coli: misure obbli­ga­to­rie di “coe­si­stenza” (la distanza di sicu­rezza tra un campo e l’altro, poi­ché i pol­lini volano per chi­lo­me­tri) e la costru­zione di bar­riere fisi­che, a meno che i paesi non siano sepa­rati da mon­ta­gne o mare. 

Stando così le cose — e forse sot­to­sti­mando la capa­cità di per­sua­sione delle mul­ti­na­zio­nali del bio­tech — l’Europa può dirsi quasi salva dall’invasione. 

Oggi, infatti, solo la Spa­gna col­tiva una super­fi­cie con­si­de­re­vole di Ogm (116 mila ettari di mais Mon­santo 810, l’unico fino ad ora auto­riz­zato dalla Ue). 

Men­tre altri paesi col­ti­vano pic­coli appez­za­menti (Por­to­gallo 9 mila ettari, Roma­nia 217 e Slo­vac­chia 189).

 

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