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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Obama istituisce la più grande area marina protetta del mondo

31/08/2016
in Archivi, Beni paesaggistici, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Oasi marina più grande del mondo

Il presidente statunitense Barack Obama ha celebrato il centenario del National Park Service creando la più grande area protetta della Terra.

La decisione di Obama espande il Papahānaumokuākea Marine National Monument  di 442.781 miglia quadrate, raggiungendo in totale 582.578 miglia quadrate, più che quadruplicando così l’area del National Monument che è ora protetta dalla pesca commerciale e dall’estrazione di minerali, mentre sono consentite, con appositi permessi, la pesca non commerciale, come la pesca ricreativa e la cattura di pesci e altre risorse per le pratiche culturali dei nativi e, naturalmente, la ricerca scientifica.

In un comunicato la Casa Bianca sottolinea che così vengono protette «in modo permanente barriere coralline incontaminate, habitat marini del mare profondo e di importanti risorse ecologiche nelle acque del nord-ovest delle isole Hawaii”. 

Le acque e le isole del Papahānaumokuākea Marine  di National Monument  sono una parte importante della cultura hawaiana e ospitano molte specie, che vanno dalla tartarughe marine verdi minacciate i estinzione alla rarissima foca monaca hawaiana  al longevo corallo nero, che può raggiungere i 4.500 anni di età, e cetacei elencati nell’Endangered Species Act.

Il National Monument ampliato da Obama era stato istituito dal suo predecessore, il repubblicano George W. Bush, e nel 2010 l’Unesco lo aveva designato come patrimonio mondiale.

Da allora, nuove spedizioni scientifiche hanno  rivelato l’esistenza di nuove specie e habitat di acque profonde e importanti collegamenti ecologici tra l’area protetta  e le acque adiacenti.

Domani Obama sarà nelle Hawaii per intervenire alla  Pacific Island Conference of Leaders e poi parteciperà al  World Conservation Congress dell’Iucn,  che per la prima volta si terrà negli Usa. 

Il primo settembre andrà sull’atollo di Midway, che si trova all’interno del Papahānaumokuākea Marine National Monument, per sottolineare l’importanza di questo enorme ampliamento dell’area marina protetta «mente la minaccia del cambiamento climatico rende più importante che mai proteggere le nostre terre e acque pubbliche» – si legge nel comunicato della Casa Bianca.

Inoltre, come l’acidificazione degli oceani, il riscaldamento e altri impatti dei cambiamenti climatici minacciano gli ecosistemi marini, ampliare il monumento migliorerà la resilienza dell’Oceano, aiuterà le particolari risorse fisiche e biologiche della regione ad adattarsi e creerà un laboratorio naturale che permetterà agli scienziati di monitorare ed esplorare la impatti dei cambiamenti climatici su questi fragili ecosistemi.

La segretaria agli interni Usa, Sally Jewell, ha ricordato che «le Northwestern Hawaiian Islands sono la patria di uno degli ecosistemi più diversi e minacciati del pianeta e un luogo sacro per la comunità nativa hawaiana.  

L’espansione da parte del Presidente Obama del del Papahānaumokuākea Marine  di National Monument proteggerà permanentemente le barriere coralline incontaminate, habitat marini profondi e importanti risorse culturali e storiche a beneficio delle generazioni presenti e future».

L’area estesa, compreso l’arcipelago e le sue acque adiacenti, è considerato un luogo sacro per la comunità nativa hawaiana, svolge un ruolo significativo nella creazione dei nativi hawaiani  e nella creazione di storie e viene utilizzato per praticare attività importanti come i viaggi tradizionale e l’orientamento a lunga distanza. 

Inoltre, all’interno di quella che è diventata la più grande area marina protetta del mondo i sono relitti di navi e aerei abbattuti nella battaglia di Midway nella seconda guerra mondiale, una battaglia che ha segnato una svolta favore degli Alleati.

La Casa Bianca evidenzia che «il  riconoscimento del valore di Papahanaumokuakea per i nativi hawaiani è in linea con l’impegno del presidente Obama di far contare le voci dei popoli nativi nella gestione delle nostre risorse».

La Jewell Interni e la segretaria al  Commercio Penny Pritzker hanno annunciato  che presto firmeranno un accordo con il Dipartimento delle risorse naturali e l’Office of Hawaiian Affairs che  prevede un  maggior ruolo di quest’ultimo nella gestione come fiduciario Papahānaumokuākea Marine National Monument, un accordo che era stato richiesto  dal senatore Brian Schatz e dal governatore delle Hawaii David Ige.

Infatti, la decisione di Obama risponde a una proposta avanzata da Schatz e da importanti capi hawaiani appoggiata da molti amministratori locali delle Hawaii, gruppi culturali, associazioni ambientaliste, scienziati e pescatori e si basa anche su una lunga tradizione di protezione dell’ambiente marino nelle acque delle Hawaii e su una buona gestione della pesca, che vede le Hawaii all’avanguardia nelle pratiche sostenibili per la pesca con i palangari. 

Ma non tutti hanno appoggiato la decisione di Obama e proprio i pescatori a palangari dell’Hawaii Longline Association  hanno detto che l’ampliamento del Papahānaumokuākea Marine National Monument, «esclude i cittadini americani dalle acque americane» e che i pescatori vengono privati del loro business.

La Casa Bianca conclude: «Oltre a proteggere più terra e acqua di qualsiasi amministrazione nella storia, il presidente Obama ha cercato essere un leader mondiale della  conservazione marina per combattere la pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata, per rivitalizzare il processo per la creazione di nuovi santuari marini, che  ha istituito la National Ocean Policy e ha promosso la gestione dell’oceano attraverso l’utilizzo di un processo decisionale basato sulla scienza».

Un’eredità ambientale lasciata da Obama ai successori che viene riconosciuta anche da Sarah Chasis, direttrice del programma oceani al Natural Resources Defense Council, «nel celebrare il 100esimo anniversario del National Park Service degli Stati Uniti, non c’era  momento migliore per una mossa così audace nella conservazione dell’oceano.  

Questo atto  – che costruisce la resilienza nei nostri oceani e sostenere la diversità e la produttività della vita marina – potrebbe inaugurare un nuovo secolo di conservazione per le nostre aree oceaniche più speciali e fragili». 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 30 agosto 2016 sul sito online “greenreport.it”)

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