Al vertice Onu sul clima bisognerà alzare il tiro.
Le promesse sul taglio delle emissioni con cui gli Stati si presentano all’appuntamento di Parigi non bastano a raggiungere l’obiettivo principe: far sì che il termometro del mondo non salga di oltre due gradi rispetto ai valori che segnava prima della rivoluzione industriale.
Se si fallisce, a pagarne il conto saremo tutti, ma le conseguenze cadranno soprattutto sulle spalle dei Paesi poveri.
Conseguenze espresse in dollari, e quantificate in quasi 800 miliardi all’anno solo per adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.
A tirare le somme è l’Oxfam.
Se anche le nazioni riuscissero a mantenere gli impegni non vincolanti sulla riduzione dei gas a effetto serra, la temperatura globale salirebbe di circa tre gradi.
In questo scenario i Paesi poveri dovranno farsi carico di una spesa annua da 790 miliardi di dollari, da qui al 2050, per fronteggiare il mutamento del clima.
Se il riscaldamento globale fosse contenuto a due gradi, invece, la spesa sarebbe di 520 miliardi all’anno, cioè 270 miliardi in meno.
A tali costi si aggiungono poi le perdite economiche: tre gradi si traducono in una contrazione delle economie dei Paesi in via di sviluppo pari a 1.700 miliardi di dollari all’anno, 600 miliardi in più rispetto allo scenario in cui il riscaldamento globale è limitato a due gradi.
“Il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide che le persone più povere del pianeta dovranno affrontare in futuro: una situazione di cui i Paesi in via di sviluppo hanno pochissime responsabilità“, sottolinea la direttrice generale dell’Oxfam, Winnie Byanyima.
Responsabilità che invece dovrebbe assumersi la parte benestante del globo, quella che più ha inquinato: tagliando in modo netto la CO2 ma anche alzando l’asticella dei finanziamenti.
Seppure fosse mantenuto l’impegno, siglato a Copenaghen sei anni fa, per lo stanziamento di 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2020 in favore dei Paesi poveri, sarebbe comunque insufficiente.
Secondo le stime di Oxfam, nel 2013-14 il finanziamento pubblico per il clima è stato in media di 20 miliardi di dollari: di questi soltanto 3-5 miliardi sono stati devoluti all’adattamento ai mutamenti del clima.
Dividendo l’importo per gli 1,5 miliardi di piccoli produttori agricoli che vivono nei Paesi in via di sviluppo, a ciascuno resterebbero appena 3 dollari all’anno per proteggersi da alluvioni, siccità e altri fenomeni climatici estremi.
(Articolo di Laura Giannoni, ANSA del 25novembre 2015, ore 10:39)

