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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Parchi del Veneto: «Le furbate non pagano»

16/12/2016
in Archivi, Aree naturali protette, Beni paesaggistici, Governo del territorio, MATERIE TRATTATE, Natura, News, Parchi regionali, Piani territoriali
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Nonostante la sconfessione di fatto del suo tentativo di voler ridurre dell’80% la superficie del Parco regionale dei Colli Euganei, il Consigliere regionale e presidente della Terza commissione consiliare permanente della Regione Veneto, Sergio Berlato (Fratelli d’Italia), non molla e ancora il 12 dicembre assicurava: «Nel corso degli incontri tenutisi tra la Regione ed i rappresentanti delle categorie economiche e sociali, nessuno ha sollevato contrarietà nel merito dei contenuti dell’emendamento che riclassifica le aree del Parco dei Colli euganei.

Qualche sindaco politicamente orientato ha sollevato dubbi o contrarietà sul metodo utilizzato, considerandolo poco concertato con i rappresentanti degli enti locali e chiedendone il ritiro da parte della maggioranza.  

Come capigruppo di maggioranza abbiamo deciso di non aderire alla richiesta di ritirare il provvedimento, ma di confermarne in toto i contenuti, salvo la parte riguardante la cartografia che, anziché essere approvata subito dal Consiglio, verrà predisposta dalla Giunta regionale entro e non oltre 90 giorni dall’approvazione della legge dopo averla concertata con l’Ente parco e con i sindaci dei comuni interessati.  

Spetterà al Consiglio la parola definitiva per l’approvazione della proposta che sarà sottoposta dalla Giunta regionale d’intesa con gli enti locali.  

Se, entro il termine perentorio dei 90 giorni, la Giunta non riuscirà a trovare l’intesa con i comuni interessati,  il Consiglio regionale procederà d’ufficio approvando la proposta di planimetria iniziale».

Una ricostruzione che sembra voler nascondere la clamorosa figuraccia fatta da Berlato e che non convince per niente Legambiente Veneto che sottolinea: «La manovra a sorpresa che i consiglieri regionali Berlato e Valdegamberi avevano ideato ai danni dei parchi dei Colli e della Lessinia non ha avuto successo.  

L’immediata mobilitazione delle associazioni ambientaliste e territoriali è riuscita a far aprire gli occhi a una maggioranza che aveva sottovalutato il pericolo che gli emendamenti dei due consiglieri costituivano: riduzione drastica della superficie dei parchi per aprire la porta agli interessi delle lobby elettorali che sostengono i due consiglieri. 

Altro che cinghiali, l’obiettivo era di mettere a disposizione dei cacciatori di Berlato e degli speculatori di Valdegamberi nuovi territori».

Gli ambientalisti ricordano che «la Giunta regionale ha tentato di frenare questa manovra con un emendamento alla finanziaria regionale che riserva alla Giunta la modifica del perimetro dei parchi.  

Cambia il soggetto attuatore, ma non la sostanza.  

Si rifugge in questo modo il nodo centrale: la discussione ampia, aperta e fondata su dati certi del ruolo delle aree protette del Veneto, il loro bilancio, le loro prospettive a ventisei anni dalla legge istitutiva.  

I parchi non sono solo confini tracciati sulla carta che si ridisegnano ascoltando questo o quel sindaco, questo o quella lobby, i parchi sono strumenti di conservazione e di prospettiva di cambiamento dello sviluppo al loro interno.  

Per valutare i parchi e indirizzarli verso prospettive coerenti alla loro natura occorre esclusivamente chiamare a discutere i soggetti interessati e attivi in un processo di consultazione che eviti i rituali delle audizioni, delle conferenze dei servizi , ma che porti tutti a dare il proprio contributo alla definizione della natura, della funzione degli obiettivi che un parco o una riserva possono avere.  

Una buona legge ha bisogno di una buona ed esauriente consultazione che solo una conferenza regionale sulle aree protette può dare.  

È questo l’invito che Legambiente fa alla Giunta regionale perché prosegua sul cammino che aveva intrapreso sei mesi fa presentando una nuova proposta di legge sulle aree protette».

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Jacopo Berti e Manuel Brusco e aveno già detto che «lo stop all’emendamento di Berlato sul Parco regionale dei Colli Euganei deve portare al ritiro del provvedimento».

Il capogruppo M5S Berti spiega che «il solo obiettivo del Movimento Cinque Stelle è il ritiro immediato dell’emendamento, non ci accontenteremo di niente di meno, e staremo con il fiato sul collo alla Maggioranza perché si arrivi a questo risultato» e Brusco aggiunge: «La forza del territorio ha prevalso.  

La grande mobilitazione di sindaci, associazioni e cittadini del territorio del Parco ha avuto la meglio sulle mire di Berlato e della sua lobby delle doppiette, che sono stati costretti dagli alleati di governo a ritornare sui loro passi».

I consiglieri pentastellati spiegano che «questo emendamento della Giunta regionale è potenzialmente migliorativo, perché dà la possibilità al territorio di esprimersi, ma noi ne chiederemo comunque lo stralcio, per una questione di merito e di metodo.  

La cura dimagrante che Berlato e Barison, appoggiati dai capigruppo della Maggioranza, volevano imporre al Parco, non è infatti accettabile, come non è accettabile neppure il gioco delle tre carte che hanno usato per far passare l’emendamento in Commissione consiliare invece che in aula».

Quanto ai cinghiali, che hanno rappresentato il pretesto dell’iniziativa di Berlato e Valdegamberi, a Legambiente Veneto sottolineano: «Va detto in modo chiaro che le esperienze italiane dicono che la caccia non è risolutiva del problema.  

Anzi, dove è stata considerata la soluzione ha determinato l’aumento delle popolazioni.  

La Regione Veneto ridiscuta come va fatto un piano di contenimento e lo adotti, dimenticando le fandonie di chi vuole estendere la caccia pensando che i cinghiali spariscano d’incanto.  

Ancora una volta riaffermiamo che è solo la conoscenza che deve determinare le decisioni, non le opinioni, poco fondate e per nulla competenti, di qualche consigliere regionale in cerca di visibilità».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 14 dicembre 2016 sul sito online “greenreport.it”)

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