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Home Governo del territorio

Per il Pentagono il caccia F 35 è fragile e inaffidabile

31/01/2014
in Governo del territorio, News
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Immagine.Pentagono Il 30 gennaio 2014 su sito www.repubblica.it è stato pubblicato il seguente articolo dal titolo “Il caccia F-35 fragile e inaffidabile”. Il Pentagono sferza la Lockheed.

<<Non finiscono mai i problemi dell’F-35: doveva essere il cacciabombardiere del futuro, ma i guai di messa a punto rischiano di renderlo operativo in tempi così lontani da rendere insignificante il vantaggio strategico tanto apprezzato dagli Stati maggiori.

 Immagine.F 35

A sottolineare le difficoltà del sistema d’armamento più costoso della Storia sono ancora una volta i tecnici del Pentagono, che seguono con pignoleria lo sviluppo del programma Joint Strike Fighter e in passato ne hanno già evidenziato i punti deboli, dal casco di comando alla vulnerabilità ai fulmini.

A firmare l’ultimo rapporto è il capo della sperimentazione del Pentagono, Michael Gilmore: secondo i test condotti sul campo, in questa fase dello sviluppo “le prestazioni sull’operatività complessiva continuano ad essere immature” e rendono necessarie “soluzioni industriali con assistenza e lavori inaccettabili per operazioni di combattimento“.

 Immagine.Gilmore

Michael Gilmore

In altre parole, la macchina è inaffidabile.

Immagine.No F 35 tricolore

Sotto accusa è fra l’altro la robustezza complessiva di fusoliera e motori: in almeno cinque occasioni i tecnici hanno trovato “significativi segni di cedimento“, cioè crepe, che richiederanno nuovi aggiustamenti e con tutta probabilità un aumento del peso, con conseguente diminuzione delle prestazioni.

L’azienda sostiene che le debolezze delle paratie segnalate nel rapporto Gilmore sono già state sistemate, ma non precisa con quali aumenti di peso, limitandosi a segnalare che l’uso dell’alluminio permette di evitarecarichi eccessivi. In realtà il peso del cacciabombardiere è ormai vicino al limite stabilito nelle specifiche previste dalle Forze armate Usa, e questo significa che lo spazio per le correzioni è molto limitato, sostiene Gilmore.

Anche il software di gestione, estremamente complicato, è un problema, soprattutto nella versione “B” a decollo corto e atterraggio verticale, destinata al corpo dei marines ma fortemente voluta anche dalla Difesa italiana per sostituire gli Harrier sulla portaerei Cavour.

Secondo il rapporto di Gilmore il programma fornisce prestazioni definite “inaccettabili” e non è sicuro che l’F-35 B possa essere operativo entro la fine del 2015.

Immagine.No F 35.A 

Lockheed-Martin invece garantisce di poter fornire entro giugno come combat-ready gli 8,4 milioni di linee del software completo.

Immagine.Lockeed-Martin

Il generale James Amos, comandante dei marines, ha precisato che lui “è ottimista, ma usa estrema attenzione” al procedere dello sviluppo del caccia, ammettendo che “potrebbe esserci un rischio di non completamento per la data prevista“.

 Immagine.James Amos

James Amos

Lo stesso Amos ha ammesso che il sistema di trattamento dati ALIS, che serve a passare le informazioni dal jet all’assistenza, ha ancora qualche problema, così come è necessario qualche ritocco meccanico, già previsto negli F-35 B di ultima produzione, ma necessario per gli esemplari già forniti.

“Tre livelli di problemi che mi tengono sveglio la notte“, dice Amos.

Immagine.No F 35

Molto duro il giudizio della Rete Italiana per il Disarmo, che chiede la cancellazione del programma F-35.

Immagine.Rete italiana contro il Disarmo

“Al di là di problematiche tecniche o di intoppi dal punto di vista dello sviluppo è infatti la situazione complessiva del programma, con i ritardi conseguenti, che dovrebbe destare preoccupazione anche a livello del nostro Governo e del nostro Ministero della Difesa“, scrive su Altreconomia il coordinatore della campagna, Francesco Vignarca: “Il rischio è che i Paesi che hanno fatto affidamento su questi “nuovi” F-35 debbano trovarsi a considerare la necessità di utilizzare altri velivoli, almeno per un certo lasso di tempo, per ovviare ai buchi di disponibilità operativa che sicuramente ci saranno“.

 Immagine.Vignarca

Francesco Vignarca

Secondo l’azienda americana il rapporto Gilmore registra anche progressi ed è in sostanza parte del dibattito legato ai fortissimi stanziamenti necessari, prova di trasparenza da parte del Pentagono.

Ben diverse le condizioni in Italia, le scelte della Difesa sembrano sottratte a ogni possibilità di valutazione.

 Immagine.macchietta su F 35

Ne è una prova il rapporto diffuso nei giorni scorsi dal Center for International Policy, un centro studi americano secondo cui la Lockheed ha “grandemente esagerato” nel valutare il numero di posti di lavoro creato dal programma F-35, e le cifre indicate andrebbero dimezzate.

 Immagine.Center For International Polyce

Nonostante l’Italia ospiti il secondo stabilimento di costruzione dell’F-35, e le decisioni strategiche siano state prese tenendo conto dell’occupazione, nessuno alla Difesa ha commentato il rapporto.>>

Lo stesso 30 gennaio 2014 la Federazione dei Verdi ha emanato il seguente comunicato stampa.

 VERDI: CANCELLARE SUBITO F-35.

COME SI POSSONO BUTTARE 15 MLD DOPO PAROLE PENTAGONO?

NEL BILANCIO DELL’ITALIA 40,1 MLD DESTINATI AD ARMAMENTI. SEMPLICEMENTE IMMORALE

“Come si possono spendere 15 miliardi di euro per degli aerei da guerra che anche il Pentagono definisce inaffidabili e fragili?

 Il programma per l’acquisto degli F-35 va semplicemente cancellato perché i soldi destinati agli F-35 servono per altre emergenze che si chiamano lavoro, ambiente e scuola“.

Lo dichiarano i Co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli e Luana Zanella commentando le ultime notizie di stampa dalle quali emergono fortissimi dubbi del Pentagono sui caccia F-35.

 Immagine.Bonelli e Zanella

Luana Zanella e Angelo Bonelli

“Ai 15 miliardi per gli F-35 si sommano altri 6,8 miliardi di euro previsti dalla Legge di stabilità, in vent’anni, per nuove navi da guerra. – continuano i leader ecologisti – Solo tra navi e aerei si arriva a 21,8 miliardi. a cui si devono aggiungere, solo per fare alcuni esempi, l’acquisto di 8 aerei senza pilota (1,3 miliardi), di 100 nuovi elicotteri NH-90 (4 miliardi), 2 sommergibili militari (1 miliardo); il programma per i sistemi digitali dell’Esercito che costerà alla fine oltre 12 miliardi di euro“.

“Complessivamente stiamo parlando di 40,1 miliardi di euro, destinati a programmi militari attivi, che gravano sui bilanci dello Stato e sulle tasche dei cittadini. – concludono Bonelli e Zanella – Spendere così più di 40 miliardi degli italiani è una scelta immorale perché, mentre da un lato si dice che non ci sono risorse per il lavoro, per le famiglie, per la lotta al dissesto idrogeologico, per il diritto alla salute e all’istruzione, dall’altro si continua a ingrassare la super casta degli armamenti che non conosce crisi e continua a fare affari mentre gli italiani s’impoveriscono“.

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