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Perché il Movimento dell’Acqua italiano e europeo deve partecipare a COP 21 a Parigi? Con che analisi e parole d’ordine? Con quali movimenti e soggetti sociali confrontarsi e allearsi?

08/10/2015
in Archivi, Aree agricole, Governo del territorio, MATERIE TRATTATE, Natura, News, Piani territoriali
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Forum italiano movimenti per l'acqua

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo di Antonio Lupo del comitato Amigos Sem terra Italia.

A Dicembre 2015 si svolgerà la COP 21 a Parigi, l’incontro dei Governi mondiali per prendere decisioni urgentissime sul riscaldamento globale, generato dall’uso “demente” di carbonfossili.

Al Coordinamento Nazionale del Forum dell’Acqua del 20 settembre scorso si è discusso su come partecipare, anche in risposta alla sollecitazione accorata di Padre Zanotelli sulla necessità assoluta di bloccare il riscaldamento in tempi brevissimi e sul bisogno di andare a Parigi con un Forum italiano di movimenti forte e non spezzettato.

Provo a riprendere quello che ho detto a Napoli nella riunione del 20 settembre.

1) Per motivare ed organizzare una presenza importante degli attivisti del Forum dell’Acqua italiano (ed anche di quelli europei) bisogna chiarirci bene il motivo per cui andare a Parigi.

Perché il riscaldamento globale, compreso quello impressionante del mare, ha alterato e accelerato il ciclo idrico e lo farà sempre più, generando sempre maggior scarsezza di acqua dolce disponibile.

Voglio riportare una sintetica analisi di Leonardo Boff, da tenere sempre presente:

“Consideriamo rapidamente i dati di base sull’acqua nel pianeta Terra: essa esiste da circa 500 milioni di anni; il 97,5% delle acque nei mari e negli oceani sono salate. Solo il 2,5% è dolce. Più di 2/3 dell’acqua dolce si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai e nelle cime dei monti (68.9%); quasi tutto il resto (29,9%) sono acque sotterranee. Resta lo 0,9% nelle paludi e solo lo 0,3% nei fiumi e nei laghi. Di questo 0,3% il 70% viene destinato per l’irrigazione agricola, 20% all’industria e resta solo il   10% dello 0,3% per uso umano e animale.”

Con il riscaldamento globale non si altera la quantità totale di acqua (dolce e salata), ma con lo sciogliersi delle calotte e depositi (ghiacciai e nevai) quest’acqua diventa salata.

Il riscaldamento dell’atmosfera e del  mare sta provocando un aumento dell’evaporazione,  un’accelerazione del ciclo idrico; ciò comporta che  è ridotto il tempo che l’acqua dolce rimane nei vari comparti delle terre ferme (ghiacciai, suoli, fiumi, laghi, acque sotterranee) facilmente utilizzabile dagli esseri viventi che stanno sulla terra, e quindi l’acqua dolce è meno disponibile.

Infatti, sono sempre più frequenti e intensi gli eventi estremi, comprese le precipitazioni brevi e violente (flash rain) su suoli cementificati e aridi, che non possono trattenere l’acqua dolce, che quindi tende a ritornare velocemente in mare ed evaporare.

Inoltre sempre Boff ci ricorda che l’acqua non è equamente distribuita: “il 60% è in soli 9 paesi, mentre altri 80 paesi hanno scarsezza . Poco meno di un miliardo di persone consumano l’86% dell’acqua esistente, mentre per 1,4 miliardi è insufficiente (nel 2020 saranno tre miliardi), e per due miliardi non è trattata, il che genera l’85% delle malattie secondo l’OMS. Si presume che nel 2032 circa 5 miliardi di persone saranno colpite da scarsità d’acqua.” 

Questa scarsità sta provocando e genererà sempre più privatizzazioni e guerre per l’acqua, con l’esclusione dall’accesso per centinaia di milioni di persone e conseguenti migrazioni di proporzioni imprevedibili. 

Mi sembrano dati e motivi sufficienti per andare a Parigi, a lottare per il Diritto all’Acqua e per i Diritti della Natura, a contrastare il riscaldamento globale.

2) Con quali soggetti sociali e movimenti confrontarci, allearci e organizzarci?

Ancora una volta Padre Zanotelli ci esorta a organizzarci dal basso, diffidando delle grandi Associazioni, alcune delle quali troppo inclini all’ascolto del CAPITALISMO VERDE.

Per questo credo che bisogna approfondire l’analisi di chi sono i principali responsabili di questa situazione, di chi emette in prima persona i gas serra.

Certamente le responsabilità sono del modello industriale capitalista e consumista, ma le analisi sulle emissioni di gas climalteranti sono spesso assai generiche e senza volto, classificazioni che spesso ci rendono impotenti e ci spingono a fare controelenchi di misure da prendere, senza priorità e proposte di lotte concrete.

Pochi giorni fa VIA CAMPESINA INTERNAZIONALE, un movimento globale presente in tutti i continenti, circa 200 milioni di agricoltori di più di 150 organizzazioni contadine, ha lanciato un appello alla mobilitazione fondato su un’analisi assai concreta : “il sistema alimentare globale imposto dalle società transnazionali (TNC) è una delle principali cause della crisi climatica indotta dall’uomo, un sistema alimentare dipendente dai combustibili fossili e responsabile del 44-57% di tutte le emissioni globali di gas serra”.

Nei suoi documenti GRAIN ha spiegato analiticamente che la coltivazione è responsabile dell’11-15%, la deforestazione ad uso agricolo del 15-18%, il processo industriale e il confezionamento degli alimenti dell’8-10%, il trasporto del 5-6%, la refrigerazione e vendita al dettaglio del 2-4% e i rifiuti alimentari del 3-4%.

Il titolo del documento di Grain “Cibo e cambiamenti climatici: un link dimenticato – Settembre 2011”, chiarisce tutto: nascondendo questi dati, conosciuti e accettati, nel calderone delle cause delle emissioni di gas serra si occulta il collegamento, la responsabilità dell’agrobusiness, come principale causa del riscaldamento globale, e quindi come il principale nemico da battere, anche se non l’unico. 

La produzione di cibo industriale dell’agrobusiness pratica un uso intensivo della terra e dell’acqua, incluso il massiccio utilizzo di input chimici e pesticidi, che avvelena e aridifica il suolo; di conseguenza il suolo non è più in grado di trattenere e metabolizzare l’enorme quantità di gas serra che contiene, così come non riesce a trattenere l’acqua dolce, il che provoca frane, alluvioni ecc. 

In questo, nella lotta per mantenere e ridare la fertilità al suolo c’è la base per un’ALLEANZA tra i Movimenti dell’ACQUA e della TERRA.

AGROBUSINESS e IDROBUSINESS sono i grandi nemici della Natura e dell’Umanità, sono ormai grandi alleati nell’ACCAPARRAMENTO di Terra e Acqua , il WATER-LANDGRABBING, soprattutto delle terre ricche di risorse dell’Africa e America Latina.

Purtroppo, tutto questo non è ancora chiaro a tutti i movimenti che vogliono lottare contro il riscaldamento globale.

Cominciamo a confrontarci e allearci in Italia e in Europa tra attivisti del Movimento dell’Acqua, piccoli contadini e tutti i cittadini che vogliono cibo sano e sostenibile, prodotto nel rispetto delle leggi della Natura, cioè seguendo l’Agroecologia, senza utilizzare derivati dal petrolio, ma solamente i semi, il sole e l’acqua necessari.

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