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Home Archivi

Referendum, Comitato per il Sì: se passa la riforma costituzionale più facile estrarre gas e petrolio

15/09/2016
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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se-vince-il-si

Il Comitato per il Sì – Basta un Sì – ha pubblicato sul suo sito l’articolo “Come la riforma del Titolo V alleggerisce le bollette” che rischia di far arrabbiare molti ambientalisti che, nonostante la posizione presa dal Pd per far fallire il referendum sulle trivelle offshore, erano intenzionati a seguire, magari non con troppa convinzione, l’indicazione di Renzi.

Infatti, il Comitato per il sì spiega che se passerà la riforma costituzionale, sarà possibile rilanciare le attività di ricerca ed estrazione di gas e petrolio in Italia, ostacolate da troppi passaggi e vincoli locali, invece, «la Riforma del Titolo V elimina le competenze concorrenti e delinea un quadro chiaro e preciso delle competenze esclusive dello Stato e delle regioni.

Inoltre, riporta diverse competenze, oggi concorrenti, nel solco dell’esclusività del Governo centrale, fra le quali la delicatissima disciplina relativa alla produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia» e così «delinea un quadro chiaro e preciso delle competenze esclusive dello Stato e delle Regioni» e ridurrebbe il contenzioso davanti alla Corte costituzionale.

Quindi, dice il comitato, una vittoria del Sì rilancerebbe le attività petrolifere, con immediati benefici per i cittadini italiani perché questo alleggerirebbe il costo delle bollette del gas e della luce e ci farebbe stare, in generale, più tranquilli.

Poi in un delirio fossile che ricalca la peggiore propaganda del tempo del referendum del 17 aprile sulle trivelle, il Comitato spiega che «non vi è dubbio che oggi l’energia, termine generico con il quale ci riferiamo, per semplicità, sia all’energia elettrica sia agli idrocarburi (gas e petrolio in primis), sia l’input principale di un paese moderno e di un’economia avanzata. 

Senza energia elettrica si fermano le nostre scuole e i nostri ospedali, senza gas molte aziende e centrali elettriche chiuderebbero.

Senza petrolio e derivati le nostre macchine non circolerebbero, e con esse la gran parte dei beni (anche di prima necessità) che nel nostro paese viaggiano su gomma».

Poi, tanto  per far arrabbiare un bel po’ di comitati e associazioni, il  Comitato Basta un Sì rispolvera i diversi contenziosi energetici in giro per l’Italia e conclude: «A titolo di esempio, basti ricordare che i ritardi nella realizzazione dell’elettrodotto  Sorgente-Rizziconi, recentemente inaugurato, sono costati  600 milioni di euro all’anno di extra costi in bolletta, oltre all’impossibilità di sfruttare appieno le potenzialità degli impianti rinnovabili della Sicilia. 

Altre infrastrutture (come il gasdotto TAP), che permetterebbero di diversificare l’approvvigionamento di gas riducendo così la dipendenza da paesi politicamente instabili, subiscono ritardi e poco comprensibili ostruzionismi.

Specularmente, anche l’attività di dispacciamento richiede un quadro di regole coerenti al fine di non ledere la concorrenza tra i venditori e garantire standard di qualità del servizio omogenei».

Enzo Di Salvatore, del Coordinamento Nazionale No Triv, fa le pulci a una posizione che sembrerebbe quasi un autogol, frutto dell’entusiasmo “miracolista” di diversi sostenitori del Sì, che lo presentano come una panacea di tutti i mali italiani, ma che finisce per mettere in difficoltà anche chi (come chi scrive) non ha ancora preso una decisione definitiva su come votare al referendum costituzionale.

Ecco alcune osservazioni postate da Di Salvatore sul suo profilo Facebook:

1) Ricordo che nei mesi che hanno preceduto la celebrazione del referendum NO Triv, Renzi dichiarava che nessuno volesse autorizzare nuove ricerche e nuove estrazioni, ma che fosse necessario “risparmiare energia”, e cioè consentire che si continuasse solo a spremere il giacimento fino in fondo. Evidentemente ora avranno cambiato idea.

2) Vero: l’energia, collegandosi strettamente alla politica economica del nostro Paese, non può essere materia di competenza legislativa concorrente Stato-Regioni. E infatti non lo è mai stato: la legge n. 239 del 2004 l’ha attribuita allo Stato, nonostante la Costituzione dicesse il contrario. E la Corte ha detto che questa attribuzione fosse legittima, a patto che lo Stato consentisse alle Regioni (e agli Enti locali) di partecipare alle decisioni da assumere. Quindi, quello che, in realtà, cambia con la riforma è questo: se passerà il «sì» sarà sempre possibile cancellare il diritto dei territori di poter decidere assieme allo Stato. E se passerà il «sì», le modifiche accolte nella legge di stabilità – con le quali il Parlamento ha stabilito che la partecipazione delle Regioni non dovesse essere solo di facciata – si andranno a far benedire.

3) La riforma non riduce il contenzioso; al contrario, lo inasprisce. Per più motivi (non è questa la sede per approfondire la questione) e per una ragione semplice, ovvia: è fisiologico che decidendo di modificare i confini tra ciò che spetta a me e ciò che spetta a te occorrerà fare nuovamente chiarezza. E a questo ci penserà appunto la Corte costituzionale. Le lungaggini di cui parla il Comitato non sono dovute ai ricorsi pendenti dinanzi alla Corte costituzionale, ma, semmai, ai giudizi pendenti dinanzi al TAR. Ma, anche in questo caso, non sono tantissimi. E comunque raramente – anzi, direi: quasi mai – il TAR ha concesso la sospensiva del provvedimento. Il Comitato discorre di «oltre 8200 leggi regionali esaminate dal Consiglio dei Ministri». Cosa c’entra questo con le lungaggini dei procedimenti amministrativi? Tutte le leggi regionali – nessuna esclusa – vengono esaminate dal Consiglio dei Ministri. Se poi ci si vuol dolere del fatto che le Regioni legiferino e che ricorrano alla Corte costituzionale per tutelare le proprie competenze, allora sopprimiamole direttamente: sarebbe meno ipocrita, credo.

4) Chi ha scritto l’articolo è un grande ignorante, in quanto ignora che la TAP non porterà gas nelle case degli italiani: si limiterà ad attraversare il nostro Paese per portare gas in Europa. Quindi non si vede in che modo le bollette dei cittadini sarebbero più leggere!

(Articolo pubblicato con questo titolo il 12 settembre 2016 sul sito online “greenreport.it”)

N.B. – C’è una quinta osservazione da fare: il Comitato del Sì propugna un uso indiscriminato delle fonti fossili, in aperto contrasto con l’accordo sul clima sottoscritto a Parigi anche dallo Stato Italiano che lo deve peraltro ancora ratificare.

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