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Ritrovata sotto la via Flaminia un’antica galleria Etrusca

11/01/2015
in Archivi, Beni culturali, Comune di Roma, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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Immagine.logo Ente Parco  Pubblico l’articolo di Andrea Venier su questo prezioso ritrovamento, che il 7 gennaio 2015 è stato riportato sul sito  VignaClaraBlog.it (http://www.vignaclarablog.it/2015010731457/ritrovata-sotto-la-via-flaminia-antica-galleria-etrusca/), integrandolo con una mia premessa che è finalizzata a far capire meglio il quadro di riferimento territoriale in cui si va ad inserire questo importante resto archeologico che va ad arricchire il patrimonio culturale del Parco di Veio.

Il sistema viario etrusco subì dei cambiamenti significativi nel corso del VII secolo a.C. a causa dello sviluppo del commercio e della diffusione dei veicoli a due ruote.

In presenza di ostacoli naturali si procedeva a imponenti opere di sbancamento.

Le strade principali etrusche erano normalmente a due carreggiate, ognuna di circa 2 metri.

Si usavano cunette centrali o laterali: con l’usura si generavano dei solchi ed allora si doveva abbassare il livello della strada.

Gli etruschi costruivano sia ponti in legno che in pietra.

Per deviare corsi d’acqua o drenare delle valli ricorrevano a cuniculi.

Famosa era la strada di Pietra Pertusa che collegava la città di Veio con il Tevere, a nord di Prima Porta.

 Immagine.via di Pietra Pertura da tesi di laurea

Estratto dalla Tav. 009 della tesi di laurea (anno 1999) di Rodolfo Bosi, dedicata alla antropizzazione del territorio – fase etrusca.

Lascia vedere il tracciato della via di Pietra Pertusa che si dirama dalla porta di N-E di Capena,

passa a sud di Monte Michele e si dirige verso la Flaminia ed il Tevere

Costruita nel V secolo, dopo che Fidene era passata sotto il controllo di Roma, serviva a comunicare con Gabi e Preneste.

Immagine.Inquadramento territoriale di VEIO

In epoca etrusca la strada basolata di Pietra Pertusa proveniente da Veio attraversava dapprima la pittoresca valle che si apre ad occidente della via Flaminia e che è attraversata dal Fosso Pantanelle o della Torraccia: quattro valli vennero drenate con cuniculi per un totale di 4 chilometri.

 Immagine.Tracciato etrusco-romano da Veio alla Flaminia

Estratto delle Tavole B del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), Tav. 20, Foglio 365

Lascia vedere l’intero tracciato dalla città di Veio ad oltre il fiume Tevere

Incrociava poi la via Flaminia all’altezza del Km. 18 (decimo miglio circa dei Romani): per attraversare l’altopiano della via Flaminia venne scavata nella roccia una galleria definita “audace” dal Prof. Gaetano Messineo (“La Via Flaminia”, 1991).

La galleria non più visibile fino a poco tempo fa, doveva avere una lunghezza di 300 metri circa e doveva collegare la valle della Torraccia con quella del Fosso del Drago e delle Cave di Grotta Oscura.

In epoca romana è stata ricavata una seconda galleria per il passaggio di una strada che dalla Flaminia scendeva alla sponda destra del fosso e che è stata sfruttata in età romana per attività di cava: questa galleria di epoca romana ha dato il nome di Pietra Pertusa alla pittoresca valle che si apre ad occidente della via Flaminia.

È stata scavata nel tufo per attraversare l’altopiano della via Flaminia alla profondità di 40 metri: secondo il Prof. Gaetano Messineo (“La via Flaminia”, 1991, pag. 266) aveva una larghezza di mt. 2,90 ed una altezza originaria di mt. 3,30, con copertura piana, a sezione leggermente trapezoidale.

 Immagine.Galleria minore di Pietra Pertusa

Sezione trasversale della galleria minore di Pietra Pertusa, rilevata presso l’imbocco occidentale:

la linea tratteggiata indica la quota originale del piano stradale (ridisegnata da JUDSON, KAHANE, 1963, fig. 3)

Immagine.PTP 15.7

Piano Territoriale Paesistico (PTP) n. 15/7 “Veio-Cesano”: particolare dell’Elaborato E/3 7 f Bis,

che lascia vedere entrambe le gallerie (n. 30 = tracciato etrusco; n. 40 = cunicolo stradale della via Flaminia;

n. 45 = cunicolo; stradale; 44 = ninfeo; 41 = Torraccia)

Secondo il Prof. Gaetano Messineo le tracce della prosecuzione della via oltre il Fosso della Torraccia, verso Veio, non furono più rintracciate da Ashby (nel 1921) né erano rintracciabili nel 1991 (anno di pubblicazione del libro “La via Flaminia”).

Presumibilmente nel fondo valle fu edificata in epoca romana una villa monumentale, di cui restano sulla parete rocciosa che chiude a sud-ovest la valle due grandi cavità contigue che conservano notevoli resti di una sistemazione a ninfeo, con partizioni architettoniche e rivestimenti a pomici e conchiglie.

  Immagine.Ninfeo di Pietra Pertusa

Ninfeo scavato nella roccia (da “La via Flaminia“)

Nel medioevo sul piccolo promontorio che domina il fosso è stato costruito l’insediamento fortificato di Pietra Pertusa, uno dei più antichi della Campagna Romana, di cui resta solo la torre.

Il complesso è stato vincolato con decreto emesso il 29 marzo 1975 dall’allora Ministero per i Beni Culturali e Ambientali ai sensi della legge 1089/1939 sulle cose di interesse artistico o storico.

Andrea Venier  che è appassionato di archeologia è voluto tornare sul luogo alla ricerca della galleria etrusca, che è riuscito a ritrovare, facendone oggetto di un saggio di studio corredato da abbondante documentazione fotografica che è stato pubblicato con questo titolo il 7 gennaio 2015 sul quotidiano online di Roma Nord “VignaClarablog.it”.

****************

Le prime immagini e le descrizioni dell’antico tunnel lungo più di 350 metri che passa sotto la consolare a 40 metri di profondità frutto di fortunata ricognizione, effettuata da chi scrive, al Km 18 della via Flaminia a nord di Prima Porta.

L’esplorazione ha restituito le prime informazioni sul tracciato viario dimenticato. 

Immagine.Andrea Venier.1

Il passaggio sotterraneo 

La galleria è localizzata a ridosso del costone tufaceo che cinge al di sotto la valle di Pietra Pertusa. 

Il rinvenimento mette in luce una formidabile opera di ingegneria creata sul tracciato viario utilizzato dalla città di Veio per controllare la valle del Tevere. 

Sicuramente la sua realizzazione è legata anche all’attività estrattiva nelle cave del Fosso del Drago e di Grotta Oscura sulla via Tiberina, protrattasi fino a quando Roma, nel 396 a.C., conquistò la città e iniziò lo sfruttamento del territorio.

Immagine.Andrea Venier.2 

Immagine.Andrea Venier.3

Immagine.Andrea Venier.5

Infatti il tufo delle mura seriane proviene da questa zona.

 Immagine.Andrea Venier.4

Il tunnel consentiva ai carri molto carichi di evitare il superamento della collina che separava i due versanti (dal Tevere a Veio e viceversa). 

La sezione del traforo è quadrata, ha una volta piana ben conservata di circa m. 2,20 di larghezza, e una altezza che varia da un minimo di m. 1,50 a un massimo di m. 3,00 in base all’interro esistente.

 Immagine.Andrea Venier.6

Immagine.Andrea Venier.7

 Immagine.Andrea Venier.8

Sulle pareti laterali sono scavate canalette inclinate di drenaggio che convogliano le acque di falda in un ingegnoso sistema di cunicoli che affiancano la galleria.

 Immagine.Andrea Venier.9

Immagine.Andrea Venier.10

Tale impianto manteneva la carreggiata asciutta e perfettamente percorribile. 

A circa 280 m. dall’imbocco nord-ovest si apre lateralmente un vano semicircolare lungo circa 5,00 m. e profondo 3,00 con un pilastro centrale a sostegno della volta.

 Immagine.Andrea Venier.11

Non è chiara la sua funzione forse riconducibile alla necessità di un area di sosta per l’incrocio dei carri provenienti da direzioni opposte.

In questa camera, e frontalmente sul piano della galleria, giacciono cinque grandi blocchi di tufo di forma quadrangolare tre sulla corsia centrale, uno a filo della stessa ed un altro all’interno di questo ambiente.

 Immagine.Andrea Venier.10.B 

La tipologia dei manufatti, il formato e la qualità del tufo corrispondono a quelli estratti nelle cave circostanti. 

Il più grande misura 1.80 m. di lunghezza, 60 cm. di larghezza e 60 cm. di altezza. 

I blocchi sembrerebbero essere stati abbandonati forse perché a 10 m. di distanza da questo punto, una frana ha completamente ostruito il passaggio verso l’uscita della galleria.

In questa zona infatti, la natura sabbiosa del banco tufaceo, ha compromesso la stabilità del tunnel facendolo crollare irrimediabilmente. 

Oltrepassando questa grande cavità – che misura 8 m. di diametro e 4 m. di altezza, si percorrono gli ultimi 10 m. in una trincea molto bassa scavata in un periodo non definibile all’interno del corridoio. 

Immagine.Andrea Venier.12

Forse l’ultimo tentativo di ripristinare il collegamento con lo sbocco sud-est ormai ostruito. 

Un frammento di ceramica rinascimentale trovato in questo ultimo tratto attesta la frequentazione in quel periodo. 

Il progetto di costruzione della galleria ha probabilmente previsto l’utilizzo di maestranze provenienti dalle cave vicine (a Grotta Oscura all’interno dell’ ex insediamento militare, esiste una lunga galleria in direzione ovest verso il Fosso del Drago; sarebbe interessante un confronto con quella etrusca) e l’apertura di due fronti di scavo. 

Ciò risulta dalle tracce dei solchi di lavorazione lasciati sulle pareti laterali e da una correzione di quota sulla volta di circa 50 cm. a quasi metà tracciato. 

Si riscontrano anche sulle fiancate laterali, le nicchie delle lucerne per illuminare il percorso. 

Immagine.Andrea Venier.13

Il volume del materiale asportato durante la realizzazione è quantificabile in più di 200.000 metri cubi, con uno sforzo costruttivo imponente. 

La difficoltà di far coincidere quota e direzione evidenzia la complessità dell’opera.

L’antica strada che portava al Tevere partiva a ovest dalla città di Veio, continuava in direzione est attraversando il Fosso della Torraccia a Pietra Pertusa e proseguiva frontalmente verso l’ingresso della galleria con una rampa artificiale che compensava il dislivello di 8 m. o saliva lateralmente affiancando il costone tufaceo.

 Immagine.Andrea Venier.14 

A quasi 100 m. da questa entrata – in una piccola cavità alla base della parete destra -, si individua un tubo metallico; esso corrisponde ad una perforazione fatta anni fa all’altezza del km 18 della via Flaminia.

Unendo graficamente l’entrata nord-ovest con questo punto di riferimento, si può tracciare la traiettoria della galleria.

 Immagine.Andrea Venier.15

Riportando la quota altimetrica di questo ingresso sul versante sud-est, si può posizionare indicativamente lo sbocco del tunnel all’incrocio di via Cornalba e via Lograto. 

 Immagine.Via Cornalba

Immagine.Andrea Venier.16

La strada antica quindi proseguiva scendendo nella vallata costeggiando il Fosso del Drago fino a raggiungere, dopo quasi 2 km, il fiume Tevere, collegamento fondamentale verso il mare. 

Un dato storico lasciato dal Degli Effetti in ‘Memorie di S. Nonnoso abbate del Soratte e luoghi convcini e loro pertinenze‘, nel 1657: ‘Quanto alla via traversa che qui incrociava con la via Flaminia che dirigevasi dal tevere a pietra pertusa ossia metteva in comunicazione la via tiberina colla claudia e cassia per mezzo di veii‘, egli si riferisce senza dubbio alla strada in questione. 

Non specifica il tipo di attraversamento, ma il ‘qui incrociava‘ fa presupporre la conoscenza di questo passaggio sotterraneo. 

Tanto più che l’autore essendo di Castelnuovo di Porto rende molto attendibile questa descrizione. 

Judson-Kahane, in ‘Underground drainageways in southern etruria and nothern latium‘ (1962, pag.98 nota 47. Road tunnel beneath Flaminian), descrive l’esistenza del tunnel di 350 m. e riferisce di non riuscire ad entrare in quanto il lato occidentale è interrato e quello orientale risulta sommerso dai rovi come riporta anche Ward- Perkins 350 metres. Western entrance clogged with silt in March ridge at Km. 18 of ViaFlaminia 1962, and not entered. Eastern end not seen by us. Ward-Perkins reports its existence as a bramble-choked hole on east side of ridge.

Immagine.Andrea Venier.17 

Nessuno quindi entrò all’interno della galleria, ne tantomeno furono fatte ispezioni. 

Nel 1992, insieme allo scomparso Prof. Gaetano Messineo cui sono riconoscente per avermi insegnato ad esplorare il territorio con curiosità ed attenzione e al Dott. Andrea Carbonara, perlustrammo la zona di Pietra Pertusa alla ricerca di queste due gallerie che volevano inserire negli itinerari della guida ‘Antiche Strade‘ Lazio Via Flaminia ed. Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ma non ne trovammo traccia; non ho informazioni se in seguito furono fatte altre ricerche. 

La recente indagine quindi, integra i primi resoconti degli Inglesi fatti negli anni ‘60 e sicuramente invita a proseguire ed approfondire questo argomento. 

La galleria romana 

L’origine del toponimo ‘Petra Pertusa‘ – Saxa Intercisa = Pietra Spaccata o Sasso Rotto, successivamente Petra Pertusa = Pietra Forata, fu utilizzato già al Passo del Furlo per indicare la galleria fatta realizzare dall’imperatore Vespasiano nel 76 d.C. sulla via Flaminia. 

Immagine.Andrea Venier.18

È plausibile che tale definizione sia stata adottata per analogia con l’altro cunicolo costruito qui dai romani a ridosso della rupe a sud-ovest delle pendici della valle. 

Questo traforo, scavato anch’esso nel tufo litoide, è largo 3 m. alto in alcuni punti 6 mt. e lungo circa 150 mt con una volta quasi a ogiva. 

Esso è la parte finale di un diverticolo che dalla via Flaminia si distaccava all’altezza del km. 17.700 per scendere fino a raggiungere la piana. 

Immagine.Andrea Venier.19

Immagine.Andrea Venier.20

Immagine.Andrea Venier.21

Immagine.Andrea Venier.22

Immagine.Andrea Venier.23

Tale tracciato, un tempo lastricato, collegava la consolare a Veio e alle cave del Fosso della Torraccia. 

Troviamo una descrizione già nell’800 di Antonio Nibby in ‘Analisi storico-antiquaria della carta dei dintorni di Roma vol. I- 1857‘ e di Francesco Tomassetti nel libro ‘La campagna romana antica medievale moderna‘ vol. III – 1910.

Il 27 marzo 1898 il famoso fotografo/archeologo Tomas Asbhy ritrae in due immagini ormai storiche l’illustre collega Rodolfo Lanciani all’interno di questo traforo durante una ricognizione effettuata sulla via Flaminia. 

Le immagini sono pubblicate nel libro: ‘Thomas Asbhy. Un Archeologo fotografa la campagna Romana tra ‘800 e ‘ 900 Roma, 1986.

 Immagine.Andrea Venier.24

Immagine.Andrea Venier.26

[Il settore occidentale della galleria minore di Pietra Pertusa fotografata da Thomas Ashby:

sulla parete sinistra si notano le progressive fasi di usura del piano di calpestio, mentre l’apertura sulla parete destra risale ad epoca moderna

(da MESSINEO, 1991, fig. 303)]

È singolare come in questo caso si può smentire Rodolfo Lanciani, che ammonendo il suo amico Asbhy gli diceva: ‘noi siamo gli ultimi che vedremo la Campagna Romana di un dì‘.

Invece questa testimonianza storica così celata dalla natura, restituisce intatta l’immagine che videro un tempo i due archeologi.

 Immagine.Andrea Venier.25

Immagine.Andrea venier.27

Cenni storici 

Pietra Pertusa è una vasta tenuta nel fondovalle tra la Cassia e la Flaminia. 

Al centro della piana fu eretta nel III secolo d. C. una sontuosa villa imperiale della quale oggi restano a testimonianza due grandi ninfei scavati nella roccia a sud della valle. 

Essi erano interamente decorati con partizioni architettoniche e rivestiti di pomici, conchiglie e stucchi che completavano la ricchezza di questa grande residenza. 

 Immagine.Andrea Venier.28

Nel 1780, in questa zona, si ha notizia del ritrovamento di un mosaico con scene marine che fu staccato per adornare la Sala Rotonda del Museo Pio Clementino in Vaticano. 

Immagine.Andrea Venier.29

Nel VI sec. d.C. Pietra Pertusa fu menzionata per la prima volta come insediamento fortificato e successivamente, nel 1035 e 1072, come ‘Castrum‘. 

Nel 1278, il fondo fu acquistato dal Capitolo di S. Pietro insieme a quello di Malborghetto, ma verso la fine del XIII sec., tutto risulta in stato di abbandono e ridotto a casale; di ciò si fa menzione in un documento del 1468 relativo alla tassa per il rifacimento della via Flaminia. 

Di questo insediamento resta solo al centro del promontorio una torre segnaletica composta da 11 fasce alternate di scaglie di selce e tufo e calcare bianco. 

La sua presenza è l’unico residuo ancora visibile della fortificazione medievale.

 Immagine.Andrea Venier.30

Immagine.Andrea venier.31 

Nel 1962, la missione archeologica danese, mise in luce i resti di una chiesa presente all’interno delle mura del castello sullo sperone meridionale del promontorio di cui esiste una relazione in ‘Analecta Romana Istituti Danici Three Deserted Medieval Villages in the Roman Campagna – by Hans Stiesdal‘. 

Conclusioni 

La nuova evidenza storico-topografica offre un contributo allo studio della viabilità antica nella zona a nord di Roma. 

Queste presenze invitano a cercare sul territorio realtà archeologiche ancora nascoste. 

È auspicabile che l’Ente Parco di Veio possa inserire nei suoi itinerari queste due suggestive testimonianze storiche. 

Il Dott. Andreas Schatzmann ha successivamente condotto, all’interno della galleria, alcune interessanti attività speleologiche. 

Si ringrazia il proprietario Antonio Dezi la cui disponibilità ha consentito di effettuare le esplorazioni, la Dott.ssa Alessandra Giovenco Archivista Responsabile della Britisch school at Rome e la Dott.ssa Sabina Zeggio del Servizio Territorio – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Carta dell’Agro, per le ricerche d’archivio. 

Ringrazio anche il Fotografo Roberto Falcinelli per avermi accompagnato già nel 2010 alla galleria romana a sud di Pietra Pertusa. 

Fonti bibliografiche

  • Le sedi umane abbandonate nel patrimonio di S. Pietro – Simonetta Conti ed. Leo Olschki 2012
  • La Via Flaminia da Porta del Popolo a Malborghetto – Gaetano Messineo ed. Quasar 1991
  • Il Vulcano di Sacrofano- Donatella de Rita ed. Ireco 1999
  • Antiche Strade Lazio- Gaetano Messineo, Andrea Carbonara IPZDS 1993
  • Storia del Paesaggio Dell’Etruria Meridionale- Timothy W. Potter ed. NIS 1979
  • La Campagna Romana Vol III -Francesco Tomassetti 1910
  • The Ager Veientanus, North and East of Veii –
  • Anne Kahane, Leslie Murray Threipland and John Ward-PerkinsSource 1968
  • Analecta Romana Instituti Danici – Per Krarup 1962
  • Analisi storico-antiquaria della carta dei dintorni di Roma – Antonio Nibby Vol. I- 1857
  • Underground drainageways in southern etruria and nothern latium – Judson-Kahane 1962
  • Memorie di S. Nonnoso abbate del Soratte e luoghi convicini e loro pertinenze Degli Effetti 1657
  • Rodolfo Lanciani L’Archeologia a Roma tra Ottocento e Novecento – Domenico Palombi L’Erma di Bretschneider 2006.
  • http://www.gola-del-furlo.it/galleria-romana-del-furlo/
  • http://www.anticofurlo.it/storiadelfurlo.htm
  • http://mostre.museogalileo.it/vinum/oggetto/ScenaTrasportoCarro.html
  • http://www.myswitzerland.com/en-us/home/interests/excursion-summer/historical-switzerland/abbeys-churches/the-roman-mosaics.html

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

 

 

 

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