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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Smog, alluvioni e frane minacciano 42mila monumenti italiani

06/03/2015
in Archivi, Beni culturali, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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(ANSA del 3 marzo 2015, ore 15:25) – In Italia 14mila beni culturali sono esposti a rischio frane e 28.483 ad alluvioni.

E solo a Roma sono circa 3.660 i monumenti soggetti a degrado, con perdite di superficie, causate dall’inquinamento.

Questi alcuni dei dati diffusi dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) Iscr (Istituto superiore per la conservazione ed il restauro).

Per quanto riguarda le aree soggette ad alluvioni, nel comune di Roma i beni culturali immobili esposti a rischio idraulico, secondo i due Istituti, con tempo di ritorno fino a 500 anni sono 2.204 e l’area inondata comprenderebbe anche il centro storico (Piazza Navona, Piazza del Popolo, Pantheon). Nel comune di Firenze, i beni immobili esposti a rischio idraulico con tempo di ritorno fino a 200 anni risultano 1.145, tra cui la Basilica di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale, il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Per quanto riguarda le frane, numerosi sono i borghi storici interessati da fenomeni di dissesto, quali ad esempio Volterra (Pisa) con il crollo di una porzione delle mura medievali nel 2014, Civita di Bagnoregio (Viterbo) e Certaldo (Firenze).

Ispra e Iscr hanno illustrato i loro 15 anni di attività congiunta, in cui hanno messo in comune conoscenze e dati per migliorare le informazioni relative all’impatto dell’ambiente sui beni culturali e per implementare quelle sull’interazione tra le opere d’arte e il territorio in cui esse sono collocate, al fine di programmare le attività di manutenzione di un bene e gli eventuali interventi di restauro.

Negli ultimi decenni, il degrado dei materiali esposti all’aperto, sottolineano i due istituti, ha subito un’accelerazione e in generale è stato registrato un incremento della velocità con cui alcuni processi, coinvolti nel degrado, evolvono nel tempo; l’inquinamento atmosferico è risultato un fattore di pressione determinante per le superfici dei monumenti esposti all’aperto.

Ispra ed Iscr ricordano che non esistono, al momento, valori limite specifici per gli effetti dell’inquinamento atmosferico sui beni di interesse storico-artistico.

Sola eccezione, in Italia, sono le opere d’arte esposte all’interno dei musei.

E aggiungono che l’impatto delle sostanze inquinanti emesse in atmosfera sui materiali costitutivi dei monumenti è ingente ed irreversibile a causa della mancanza di sistemi di autorigenerazione, che sono invece presenti negli esseri viventi.

L’esame dei beni culturali esposti a inquinamento a Roma (dove 3.600 sono di composizione calcarea e 60 bronzea) ha riscontrato una perdita di superficie che, “nonostante la potenziale aggressività territoriale di Roma sia risultata relativamente bassa“, è risultata essere compresa tra 5,2 e 5,9 micron l’anno per il marmo e 0,30 e 0,35 micron l’anno per il bronzo.

Ancona poi è stata scelta da Ispra e Iscr come caso di studio sul problema dell’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale.

Il rischio per i beni storico-artistici è stato analizzato in funzione di due componenti: lo stato di conservazione (vulnerabilità) di alcuni beni di natura calcarea (i 25 monumenti architettonici e 2 beni archeologici) selezionati nella città e la potenziale aggressione ambientale (pericolosità intesa come erosione) del territorio anconetano.

Quelli che, dalla correlazione tra lo stato di conservazione e il potenziale danno da erosione, risulterebbero maggiormente a rischio sono la Mole Vanvitelliana o Lazzaretto, il Tempio di San Rocco, la Chiesa del SS Sacramento, la Porta Farina e la Chiesa del Gesù.

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