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Home Archivi

Trivellazioni, mentre l’Italia si prepara al referendum in Croazia nuovo governo presenta moratoria

24/03/2016
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Trivelle Lobby

Dalla Croazia arriva una notizia che irrompe nel dibattito italiano “trivelle sì – trivelle no”.

Il neo premier Tihomir Oreskovic ha annunciato che presenterà al Parlamento una proposta di moratoria contro il piano di Zagabria per lo sfruttamento di gas e petrolio in Adriatico.

Il governo uscente del socialdemocratico Zoran Milanovic aveva infatti rimandato a dopo le elezioni il progetto.

Il motivo ufficiale del rinvio è il prezzo troppo basso del petrolio, che ha fatto desistere molte compagnie dall’investire in nuovi giacimenti.

Ma i più sostengono che la ragione vera sia l’aspra opposizione dell’opinione pubblica.

Un passo indietro: il piano sulle trivelle di Zagabria.

La Croazia ha assegnato a gennaio 2015 dieci licenze per la ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico, di cui una a un consorzio formato da Eni e dalla londinese Medoilgas.

Da subito sia in Croazia sia in Italia gli ambientalisti sono insorti, preoccupati per la barriera di trivelle che il progetto dell’ex premier prevedeva davanti alle coste di entrambi i Paesi.

E anche il nostro ministero dell’Ambiente, le Regioni interessate e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale hanno espresso ai tempi più di una perplessità.

I giacimenti infatti sono ufficialmente della Croazia ma si estendono sotto le acque territoriali dell’Italia, con il rischio di mettere in pericolo anche l’ecosistema marino italiano e di compromettere le attività turistiche.

L’esultanza dei no triv – Ora l’annuncio del nuovo esecutivo è stato accolto con grande entusiasmo dal fronte “no triv”.

“I miei complimenti al nuovo governo croato”, ha commentato il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, secondo cui siamo di fronte a una notizia che “muta ulteriormente il quadro relativamente alle trivelle così strenuamente difese dal Governo di Matteo Renzi ma bocciate anche dai nostri dirimpettai nell’Adriatico”.

Sulla stessa linea il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo: “Parole che volevamo sentire e che accogliamo con soddisfazione. Ci auguriamo di ascoltare dichiarazioni dello stesso contenuto anche dal Governo italiano, tanto più dopo la decisione della Corte Costituzionale favorevole al referendum abrogativo No Triv, dalla quale discende evidentemente l’esigenza di un dialogo franco e leale tra Palazzo Chigi e le Regioni”.

Renzi inizia la campagna referendaria… – L’annuncio croato arriva proprio mentre l’Italia si prepara ad andare alle urne per il referendum “no triv”, che riguarderà solo l’abrogazione della norma che prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la “durata della vita utile del giacimento” visto che gli altri cinque sono stati annullati dopo le modifiche della legge di Stabilità.

Se da una parte c’è chi esulta, dall’altra il governo Renzi perde un assist importante per portare acqua al suo mulino. 

Il premier ha infatti iniziato in questi giorni la campagna referendaria sulle trivelle dicendo che “il governo aveva proposto di fare ricerche in mare perché tutti le stanno facendo”.

E anche il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, aveva detto che “dato che tutto il mondo lo fa, non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse”.

Ma la Croazia ora si sta sfilando.

…e punta sullo spauracchio dei posti di lavoro a rischio – A Renzi non resta che puntare sulla carta della potenziale perdita di posti di lavoro in caso vincessero i “no triv”.

Un tema sensibile soprattutto al sud, tra le zone più belle dal punto di vista costiero ma anche più appetibili per le compagnie petrolifere. 

“Il tema delle trivelle – ha sostenuto il premier ai microfoni della radio Rtl 102.5 – è totalmente cancellato: rimane un unico punto. E cioè negli stabilimenti dove già sono in corso estrazioni da giacimenti di gas o petrolio off-shore, e stiamo parlando essenzialmente di Emilia Romagna e Sicilia, e di alcune migliaia posti di lavoro, il meccanismo attuale è che finché c’è il giacimento si va avanti. Ma non sono nuove trivellazioni. Sono quelle già in corso. Chi propone il referendum dice di bloccare tutto alla prima scadenza utile, ma non si può bloccare a metà l’estrazione in nome di un principio ideologico. Questo significa – sottolinea Renzi –  migliaia di licenziamenti. Mi sembra un controsenso bloccare a metà l’estrazione in nome di un principio ideologico”. 

 

(Articolo di Elena Veronelli, pubblicato con questo titolo il 27 gennaio 2016 su “Il Fatto Quotidiano”)

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