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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Trump nomina un altro negazionista climatico al dipartimento dell’Agricoltura

24/01/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Mentre stava preparando il suo discorso di insediamento come  presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump ha trovato il tempo per proporre un’altra nomina  che sta già facendo molto discutere: quella dell’’ex governatore della Georgia Sonny Perdue a capo del Dipartimento dell’agricoltura (Usda) che è anche responsabile  delle foreste attraverso l’ U.S. Forest Service.

Ancora un negazionista climatico  e  il direttore esecutivo di Sierra Club, Michael Brune, ha subito ricordato che «la storia di mister Perdue parla da sola: è legato, legato al big agribusiness ed è un negazionista della scienza climatica.  

Questo è in contrasto con l’enorme responsabilità su tutti gli americani che gli viene data con la guida del Dipartimento dell’agricoltura.  

Le foreste e le praterie nazionali vigilate dall’Usda attirano milioni di visitatori ogni anno.  

La loro fauna, l’acqua pulita e i loro paesaggi sono un pezzo cruciale dell’economia outdoor.  

È fondamentale che  al timone ci sia qualcuno in grado di gestire le nostre foreste per il futuro, in modo tutte le famiglie possano continuare a goderne, non per aprirle  alla trivellazione, al taglio degli alberi perforazione, al  fracking o ad altri interessi egoistici guidati da capitalismo clientelare. Incoraggiamo i senatori, che sono stati eletti per rappresentare e proteggere il popolo Americano, a difendere le famiglie di tutta la azione e ad opporsi a questa nomina».

Intanto l’audizione alla commissione energy and natural resources del Senato è stato un vero e proprio calvario per Rick Perry, candiato di Donald Trump ad amministrare il Dipartimento dell’energia Usa (Doe).

Il senatore democratico Al Franken e  il socialista Bernie Sanders lo hanno incalzato mentre cercava di schivare le domande sulle sue opinioni negazioniste sul cambiamento climatico.

L’ex governatore repubblicano del Texas avrebbe voluto far dimenticare che nel 2011 chiedeva l’abolizione del Doe che ora ha evoluto le sue idee sulla scienza climatica.

Perry ha detto alla commissione del Senato  che ora ha finalmente capito cosa fa il Doe e che non vuole più chiuderlo. 

Ha dimostrato anche di aver imparato a memoria la formula che ripetono tutti i candidati ad entrare nella nuova amministrazione Trump per schivare le domande sui cambiamenti climatici: «Credo che il clima stia cambiando.  

Credo che in parte sia causato dalla natura e in parte sia causato dall’attività antropica».

Ma il problema è che l’ultimo rapporto del Doe  dice che tutto l’aumento del  riscaldamento globale dal 1950 in poi è dovuto alle attività antropiche.

Franken e Sanders hanno avuto buon gioco a ricordare a Perry le sue precedenti dichiarazioni negazioniste.

Franken ha chiesto a Perry: «Dato che il clima cambia, quanto pensi che la scienza dimostri che questo è dovuto alle attività umane?».

Perry ha dato la stessa risposta che ha dato il nuovo segretario agli interni Usa, Ryan Zinke, durante la sua audizione in Snato: «Non ho la pretesa di essere uno scienziato del clima», che è il modo dei candidati di Trump per sottrarsi alle scomode domande sul loro grado di negazionismo climatico.

Franken gli ha ribattuto ironico: «Non credo che diventerà mai uno scienziato del clima, ma uno che vuole dirigere il Doe non può schivare la domanda».

Poi è toccato a Sanders chiedere a Perry se è d’accordo con la maggior parte degli scienziati che dicono che il cambiamento climatico «è una crisi globale che richiede tagli massicci delle emissioni di carbonio».

Perry si è praticamente rifiutato di rispondere alla domanda: «Risponderò che penso che avere una discussione accademica, sia  con gli scienziati o con Lei, è un esercizio interessante, ma devo dire se sia un dato che influenza il clima in tutto il mondo e in questo Paese e la risposta è sì , quando si abbassano le emissioni di carbonio del 17%, del  biossido di zolfo del 66% per cento e di NO del 58  –  60%, non pensa che sia una buona cosa?»

Quindi Perry ammette obtorto collo che con una riduzione delle emissioni di CO2 influenzerebbe il clima nel mondo e negli Usa, magari facendo un po’ di confusione sui gas serra.

Però si scorda di dire che le riduzioni di anidride solforosa e di ossidi d’azoto delle quali Perry sembra ora  vantarsi sono dovute alle normative Epa volute da Obama e che i repubblicani come Perry hanno combattuto senza sosta e che ora lo stesso staff di Trump, del quale Perry fa parte, vorrebbero abolire.

Anche le affermazioni di Perry sul fatto che si batterà per aumentare la ricerca scientifica del Doe suonano false: Trump ha fatto una campagna elettorale contro i sussidi federali alle energie pulite e il suo team di transizione vuole chiudere gli uffici elettricità, energie fossili e efficienza energetica e rinnovabili del Doe.

Perry rischia di trovarsi a dirigere uffici vuoti. 

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 20 gennaio 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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