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Home Archivi

Trump sblocca la costruzione degli oleodotti Dakota Access e Keystone XL. I Sioux: violati i trattati

25/01/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Il nuovo presidente Usa Donald Trump ha firmato due ordini esecutivi per mandare avanti i due più controversi e contestati oleodotti statunitensi: il Keystone XL, che dovrebbe portare il greggio più sporco del mondo, quello delle sabbie bituminose canadesi, e il Dakota Access, che viola le terre sacre Sioux e  mette a rischio ingenti e vitali risorse idriche.

A impedire e ritardare la realizzazione di questi oleodotti era stato un imponente movimento ambientalista, delle comunità locali e delle tribù indiane che aveva così segnato alcune delle più importanti vittorie ambientali degli ultimi anni. 

Infatti, entrambi sono stati ostacolati e contestati con anni di proteste e di disobbedienza civile, e la decisione presa da Trump è una vera e propria dichiarazione di guerra alle tribù pellerossa statunitensi e ai water protectors che da mesi presidiano l’area di Standing Rock, scontrandosi spesso con la polizia, e a un’ampia coalizione di americani che si oppongono all’aumento delle infrastrutture per i combustibili fossili.

Il primo ordine esecutivo chiede semplicemente a TransCanada di ripresentare la domanda per realizzare la Keystone XL pipeline, poi spetterà al nuovo Segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ex amministratore delegato della ExxonMObil, la più grande multinazionale petrolifera del mondo, approvare la licenza.

Secondo Daniel Dale, un giornalista del Toronto Star che ha assistito alla cerimonia della  firma dei due ordini esecutivi, Trump ha detto: «Abbiamo intenzione di rinegoziare alcuni dei termini, e se lo vorranno,  vedremo se potremo ottenere che l’oleodotto venga costruito».

Se verrà costruito, l’oleodotto Keystone XL, un progetto della multinazionale TransCanada, porterebbe il greggio delle sabbie bituminose dell’Alberta fino alle raffinerie  texane del Golfo del Messico.

La gigantesca pipeline, lungo 1.700 miglia trasporterà 830.000 barili di petrolio delle  sabbie bituminose al giorno, producendo 181 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 all’anno. 

Questo oleodotto, bloccato da Barack Obama nel novembre 2015, è diventato il simbolo del disprezzo per l’ambiente in nome della produzione di petrolio.

L’amministrazione Obama aveva stabilito che il progetto non era nel miglior interesse del Paese. 

La decisione ha portato a un ricorso al North American Free Trade Agreement (Nafta) da parte di TransCanada, che ha detto che l’Amministrazione Usa aveva agito politicamente.

Per ironia della sorte, il Nafta è il trattato per il quale Trump ha annunciato una radicale revisione, fino all’annullamento, perché non è nell’interesse del Paese.

Il secondo ordine chiede all’U.S. Army corps of engineers  di «esaminare e approvare in modo accelerato» richieste «a costruire e operare» della Dakota Acces pipeline, non è chiaro come dovrebbe funzionare questa accelerazione, visto che il procedimento di valutazione di impatto ambientale è già stato avviato e che segue tempi e regole fissati per legge.

La Dakota Access Pipeline (Dapl) è oggetto da mesi di una protesta della Standing Rock Sioux Tribe, appoggiata da un imponente fronte indigeno, ambientalista, di veterani e di organizzazioni sociali, che ha costretto l’U.S. Army corps of engineers a ordinare una dichiarazione di impatto ambientale completa e a bloccare i lavori. 

La tribù sioux e i water protectors sostengono che l’oleodotto, che dovrebbe passare sotto il  fiume Missouri, mette in pericolo le riserve idriche di un’area molto ampia. 

La costruzione del Dapl, lungo  1.172 miglia e che dovrebbe collegare i giacimenti petroliferi di Bakken del North Dakota a un hub di distribuzione in Illinois, è quasi completata, ma è stata bloccata dalle proteste dopo che è stata deviata verso il confine delle terre sioux e su un’area sacra ai pellerossa.

I nativi americani  ritengono particolarmente offensivi gli ordini esecutivi firmati da Trump, che ci vedono una conferma del fatto che i loro diritti sono stati sistematicamente calpestati dal governo Usa.

Nel dicembre 2016, la decisione di Obama di fermare tutto e chiedere una più approfondita valutazione di impatto ambientale era stata vista come una grande vittoria tribale.

Secondo Dale, Trump «ha ignorato una domanda su ciò che ha da dire alla comunità di Standing Rock».

Qualunque sia il meccanismo che utilizzerà Trump, ci saranno azioni legali dei gruppi ambientalisti, tra cui Earthjustice, che rappresenta la Standing Rock Sioux Tribe. 

Già ieri ci sono state proteste fuori della Casa Bianca.

Durissima la reazione di presidente di Earthjustice Trip Van Noppen: «Earthjustice ha l’onore di rappresentare la tribù di Standing Rock, che cerca di proteggere le sue terre sacre e l’acqua del suo popolo dall’oleodotto Dakota Access.  

Siamo sorpresi e costernati per la decisione del presidente Trump, dato che sappiamo che l’oleodotto mette a rischio l’acqua di milioni di persone.  

Quattro giorni dopo il giuramento per il suo incarico e tre giorni dopo che milioni di persone in tutto il paese e nel mondo hanno marciato protestando contro la sua Amministrazione, il presidente Trump sembra ignorare la legge, il sentimento dell’opinione pubblica e le considerazioni etiche con questo ordine esecutivo che resuscita la Keystone XL, riportandoci indietro di oltre un anno.  

Allo tesso tempo, questo ordine elude il procedimento di analisi ambientale in corso per la Dakota Access pipeline.  

Questa mossa è, nella migliore delle ipotesi, legalmente discutibile e basata, per quel che sappiamo, sui legami finanziari tra Trump Dakota Access pipeline, questa ordinanza solleva serie questioni etiche.  

Nel caso dell’oleodotto Dakota Access, l’ordine di Trump sono un affronto per la tribù di Standing Rock e i suoi diritti, soprattutto perché, ancora una volta, la tribù non è stata consultata prima di prendere questa decisione.  

Trump dovrebbe prepararsi a fare i conti con le leggi che sta ignorando e con i milioni di americani che si oppongono a questi progetti pericolosi e distruttivi.  

Da parte nostra, siamo pronti ad affrontare la sua amministrazione in tribunale».

La Standing Rock Sioux Tribe è già sul sentiero di guerra: «Trump ha annunciato un ordine esecutivo sul Dapl che non solo viola la legge, ma viola i trattati tribali.  

Niente potrà impedirci di continuare la nostra lotta per l’acqua pulita.  

Intraprenderemo un’azione legale e affronteremo questa battaglia a testa alta.  

Vi esortiamo a combattere a testa alta insieme a noi.  

La valutazione di impatto ambientale è ancora in corso, quindi vi preghiamo di inviare i vostri commenti al link qui sotto: http://standwithstandingrock.net/standing-rock-sioux-tribe…/.  

Questo aiuterà le nostre argomentazioni che sostengono che l’oleodotto comporta gravi rischi ambientali.  

Vi preghiamo inoltre di chiamare i vostri rappresentanti del congresso e fargli sapere che la gente non appoggia la decisione odierna. Stiamo insieme come uno solo e non cadremo».

Il senatore socialista Benie Sanders, sfidante di Hillary Clinton alle primarie democratiche (e che tutti i sondaggi dicevano avrebbe stravinto contro Trump), ha criticato aspramente The Donald: «Milioni di persone insieme in tutto il Paese si sono unite per  fermare le pipeline keystone xl e la Dakota Access e per dire che dobbiamo trasformare il nostro sistema energetico allontanandoci dai  combustibili fossili per andare verso le energie rinnovabili.  

Oggi, il presidente Trump ha ignorato le voci di milioni di persone e messo i profitti a breve termine dell’industria dei combustibili fossili davanti il futuro del nostro pianeta.  

In un momento in cui la comunità scientifica quasi all’unanimità ci dice che il cambiamento climatico è reale, è causato dall’attività umana e sta già causando problemi devastanti, non possiamo permetterci di costruire nuovi oleodotti per restare prigionieri per gli anni a venire della combustione di combustibili.  

Farò tutto il possibile per fermare questi oleodotti e proteggere il nostro pianeta per le generazioni future».

L’ordine esecutivo sembra un cerino acceso  gettato nella polveriera del North Dakota: nonostante le temperature rigidissime, nei campi di protesta sorti a Standing Rock ci sono ancora un migliaio di persone pronte a opporsi, ma la  Energy Transfer Partners, la compagnia che costruisce l’oleodotto, sembra determinata ad andare avanti, spalleggiata dalla polizia delle contee vicine e dai repubblicani dello Stato.

Gli scontri tra polizia, vigilantes privati e manifestanti sono continuati anche dopo che Obama aveva ordinato la sospensione dei lavori.

Ambientalisti, indiani e water protectors speravano di riuscire a ritardare abbastanza la realizzazione del progetto da renderlo economicamente sostenibile.

Trump è accusato di aver firmato degli ordini esecutivi scritti sotto  dettatura della Big Oil che hanno sostenuto la sua candidatura.

L’amministratore delegato di Energy Transfer Partners, Kelsy Warren, ha finanziato con centinaia di migliaia di dollari la campagna elettorale di Trump. 

Il candidato a diventare segretario Usa all’energia, Rick Perry, ha fatto parte del consiglio di amministrazione di Energy Transfer Partners. 

Il petroliere miliardario Harold Hamm, consulente energetico di Trump , alleato di Scott Pruitt, l’ecoscettico candidato a dirigere l’Environmental protection agency che voleva abolire, sta progettando di spedire il suo petrolio attraverso la Dakota Access pipeline.

Trump ha anche investito sia nella Energy Transfer Partners che un una compagnia che possiederà il 25% del Dapl una volta che sarà completato. 

Dopo anni che sosteneva politicamente il Keystone XL, durante l’ultima campagna elettorale è venuto fuori che Trump ha anche investito nella TransCanada.

Per controbattere alle argomentazioni di ambientalisti, comunità locali e tribù indiane, Trump ha sostenuto che gli oleodotti porteranno nuovi posti di lavoro e entrate per gli Stati Uniti.

Alla fine, un gigantesco oleodotto come il Keystone XL dovrebbe creare 35 posti di lavoro fissi.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 24 gennaio 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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