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Home Archivi

VAS chiede ad ARPA e ASL di verificare l’eventuale inquinamento provocato dalla discarica di inerti di Magliano Romano

18/10/2016
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Nella giornata di ieri il Responsabile del Circolo Territoriale di Roma ha trasmesso anche per posta elettronica certificata la seguente articolata richiesta di intervento con nota-vas-prot-n-16-del-17-ottobre-2016.

Prot. n. 16/2016                                         Spett.le Direzione Provinciale “ARPA” di Roma

via G. Saredo n. 52 – 00173 Roma

                                                                       ASL Distretto RM F4

                                                                             Via Terme di Traiano n. 29 – 00053 Civitavecchia

Oggetto – Discarica per rifiuti inerti, sita in località Monti della Grandine nel territorio del Comune di Magliano Romano (Rm) – Richiesta d’intervento ai sensi della normativa vigente in materia di inquinamento

 

Con autorizzazione n. 3145 del 13 dicembre 2007 il Comune di Magliano Romano ha consentito alla S.r.l. “Idea 4” la gestione di una discarica di materiali inerti, esclusivamente al fine di recupero ambientale di una cava dismessa per l’estrazione di blocchetti di tufo in località “Monte La Grandine”: l’autorizzazione è stata rilasciata ai sensi della lettera a) del 2° comma dell’art. 6 della legge regionale n. 27 del 9 luglio 1998, che delega ai Comuni “l’approvazione dei progetti degli impianti per lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti dei materiali inerti lapidei provenienti da demolizioni e costruzioni.”

In forza della suddetta autorizzazione sono già stati depositati 64.000 metri cubi di materiali inerti.

La discarica è chiusa a nord e ad ovest dalle pendici di Monte Grandine con i suoi 287 metri sul livello del mare, mentre è delimitata a sud dal Fosso della Selva (o Fosso di Monte Pizio).

idrografia

La carta idrogeologica della Regione Lazio dice che la falda sotto al piano della discarica si trova a 25 metri: va inoltre considerato che ci troviamo nei Monti Sabatini, nel settore nord della provincia di Roma, di origine vulcanica, dove la permeabilità delle rocce è abbastanza alta.

Permeabilità significa che l’acqua attraversa molto facilmente le rocce e ha l’attitudine ad arricchirsi di ioni di varia natura, in funzione del chimismo delle rocce e di qualunque altro tipo di materiale: a circa 200 metri di distanza dalla discarica si trovano i pozzi da cui viene emunta l’acqua che serve la popolazione di Rignano Flaminio e di Magliano Romano.

La discarica si trova attorniata da terreni di uso agricolo, due dei quali occupati da aziende agricole che dispongono di pozzi in concessione per uso idropotabile ed irriguo: ne deriva che i titolari sono comunque fruitori, per scopi agricoli o alimentari, delle acque di falda locali.

L’impianto è situato all’interno della cava dismessa e si sviluppa su un’area di 66.000 mq., sui quali sono stati così autorizzati 890.000 mc., comprensivi dei 64.000 mc. già abbancati all’interno del sito a seguito delle precedenti autorizzazioni comunali, per cui la capacità residua della discarica è di 826.000 mc: è stato previsto un profilo analitico, integrato con l’analisi di una serie di parametri per la caratterizzazione del percolato prodotto, che se non sottoposto a nessun trattamento potrebbe inquinare le falde del Fosso della Selva (o Fosso di Monte Pizio) ed i pozzi delle due suddette aziende agricole, se non anche i pozzi da cui viene emunta l’acqua che serve la popolazione di Rignano Flaminio e di Magliano Romano.

Il rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione e all’esercizio delle discariche che ricevono anche altri rifiuti inerti spetta invece alla Regione, che con Determinazione n. B06167 del 12 settembre 2012 ha autorizzato la realizzazione di una discarica per rifiuti inerti di questo tipo (1° stralcio) ai sensi dell’art. 208 del D. Lgs. n. 152/2006 e dell’art. 15 della legge regionale n. 27 del 9 luglio 1998. 

Con successiva Determinazione della Regione Lazio n. A06398 del 6 agosto 2013 è stata rilasciata l’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) ed autorizzata per un periodo di 10 anni la “messa in esercizio della discarica per rifiuti inerti sita in località Loc. “Monte della grandine” nel Comune di Magliano Romano (RM), intesa nella suo complesso come unione del primo e secondo lotto”, nonché “l’esercizio della discarica per singoli sub-lotti funzionali, secondo gli elaborati progettuali”. 

L’impianto è costituito infatti da 9 sub-lotti funzionali, che di volta in volta saranno in procinto di essere attivati: il primo sub-lotto funzionale ha la capacità di 125.000 metri cubi ed occupa una superficie di 11.116 metri quadri.

vista-aerea-discarica

Da voci raccolte ma non ufficialmente confermate, l‘accumulo e il franamento di detriti derivanti dall’ampliamento delle vasche della discarica avrebbe determinato lo stravolgimento del reticolo idrografico del fosso adiacente la discarica, con la formazione di barriere artificiali e di colate di detriti lungo il suo alveo.

A tal riguardo va considerato che i Codici CER autorizzati sono stati 92, a cui si sono aggiunti in seguito altri due codici CER che sono stati ammessi tramite silenzio-assenso con Determinazione G04580 del 10 aprile 2014 e che producono percolato: sono il codice CER 17 05 06 (fanghi di dragaggio, diversa da quella di cui alla voce 17 05 05) ed il codice CER 19 13 04 (fanghi prodotti dalle operazioni di bonifica dei terreni, diversi da quelli di cui alla voce 19 13 03).

Sono stati poi approvati altri 21 codici CER con determinazione-a09137-del-22-luglio-2015, che è stata impugnata al TAR del Lazio con il ricorso n. 12933 del 6 novembre 2015 (promosso dai titolari delle due suddette aziende agricole) e con il ricorso n. 13784 del 20 novembre 2015 (promosso da molti soci del “Comitato No Discarica Magliano Romano” e dalla associazione “Gruppo Ricerca Ecologica”).

I due ricorsi sono stati poi riuniti ed hanno portato alla sentenza-n-5274-del-5-maggio-2016 con cui la Sezione I Ter del TAR del Lazio ha annullato la Determinazione A09137 del 22 luglio 2015. 

Come è stato riconosciuto dal TAR, il “consentire un ammasso di rifiuti assai diversi fra loro aumenta esponenzialmente il rischio ambientale in considerazione delle possibili reazioni chimiche che si possono, poi, innescare a causa del loro contatto”: è stato riconosciuto anche come “i nuovi rifiuti conferibili nella discarica della società controinteressata possano determinare nel tempo (con quella lenta progressività tipica degli accumuli inappropriati in inappropriate discariche) danni all’ambiente (in particolare, alle falde acquifere locali che essi pure adoperano per uso anche umano e agli strati di terreno che alimentano le coltivazioni destinate ad uso proprio e di terzi).”

Per la Sezione I Ter del TAR del Lazio “la Regione ha agito superficialmente, senza neanche considerare che in situ la falda acquifera è ormai emersa, tanto che all’interno della discarica si è formato un lago di ampie dimensioni e di origine del tutto incerta”: è mancata quindi “una diretta istruttoria regionale sulle tipologie dei rifiuti gestiti e sugli effetti che tali rifiuti possono avere sulla biosfera.” 

La Sezione I Ter del TAR del Lazio ha sentenziato che è stato violato il principio di precauzione, sancito dall’art 191 del Trattato UE e, a livello nazionale, dall’art. 3-ter del d.lgs. n. 152/2006, perché “a fronte del rischio più volte sottolineato dall’Arpa, che alcuni dei nuovi codici richiesti potessero corrispondere a rifiuti non inerti e, quindi, che alcuni dei corrispondenti rifiuti potessero provocare inquinamento ambientale e pericolo per la salute umana, ove smaltiti nell’impianto della società controinteressata, il rispetto del principio di precauzione avrebbe imposto all’Amministrazione di escludere almeno quei particolari codici dall’autorizzazione della variante non sostanziale.” 

A distanza di due anni circa, con riferimento al percolato prodotto, il 7 maggio 2015 la S.r.l. “Idea 4” ha presentato istanza di realizzazione di un impianto di trattamento chimico fisico proprio del percolato a servizio della discarica per inerti, che la Regione Lazio ha autorizzato con determinazione-go3100-del-31-marzo-2016, con cui sono state autorizzate le seguenti operazioni:

a) D15 (deposito preliminare di C.E.R. 19 07 03 “Percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce 19 07 02” per una quantità pari a 307 t;

b) D9 (trattamento chimico fisico di C.E.R. 19 07 03 “Percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce 19 07 02” per una quantità pari a 48 t/g.

Il 29 luglio 2016 è stato effettuato il sopralluogo sul posto presso l’impianto di trattamento chimico fisico del percolato a servizio della discarica per inerti sita in loc. ” Monte della Grandine”, al fine di verificare lo stato dei luoghi e dare l’avvio delle attività del medesimo. 

Ma la Determinazione n. GO3100/2016 è stata nel frattempo impugnata al TAR del Lazio con un ricorso che è stato promosso dal “Comitato No Discarica Magliano Romano”, da 78 cittadini e dalle associazioni “Gruppo Ricerca Ecologica” (GRE) e “Verdi Ambiente e Società” (VAS) e che è stato depositato il 27 giugno 2016 con richiesta di “previa sospensione dell’efficacia” del provvedimento impugnato: il ricorso è stato assegnato alla Sezione Prima Quater del TAR, che con Ordinanza n. 4895 del 30 agosto 2016 ha accolto la domanda incidentale di sospensione fissando, per la trattazione del merito, l’udienza pubblica del 31 gennaio 2017. 

A supporto della decisione presa in Camera di Consiglio è stato portato l’espresso “riferimento allo scarico delle acque trattate nel fosso di Monte Pizio”: ne deriva che fino alla fine del 31 gennaio del prossimo anno non può essere messo in azione l’impianto di trattamento chimico fisico del percolato a servizio della discarica per inerti ed il percolato derivante in generale dai materiali inerti fin qui scaricati ed in particolare dai codici CER 10 07 02 e 19 07 03 non sarà conseguentemente sottoposto a nessun trattamento di drenaggio e di convogliamento ai rispettivi pozzi di raccolta, con serio rischio di un possibile inquinamento delle acque del Fosso della Selva (o Fosso di Monte Pizio) maggiore di quello eventualmente già in atto. 

La S.r.l. “Idea 4”, contestualmente alle iniziative sopra descritte, il 29 luglio 2014 ha presentato una proposta di riclassificazione della esistente discarica di inerti a discarica di rifiuti speciali “non pericolosi”, cioè gli urbani come gli scarti del trattamento dei TMB (trattamento meccanico biologico), FOS (Frazione Organica Stabilizzata) ed anche il CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti).

 pianta-discarica-per-rifiuti-non-periciolosi

Non essendo stata data nessuna comunicazione pubblica della suddetta istanza, quando se ne è venuto a sapere – a settembre del 2014 – è sorto spontaneamente il “Comitato No Discarica Magliano Romano”.

logo-no-discarica-roma-nord-magliano-romano

Contrari alla suddetta riclassificazione si sono pronunciati anche e soprattutto tutti i Comuni interessati, che l’8 ottobre 2014 hanno tenuto una Conferenza dei Sindaci che si è conclusa con un NO deciso all’ampliamento e alla riclassificazione della discarica, espresso dai seguenti Sindaci di allora che hanno poi formalizzato la loro contrarietà con delibere delle rispettive Giunte o dei rispettivi Consigli Comunali: Marco Commissari (Morlupo), Sergio Celestino (Formello), Marinella Ricceri (Riano), Francesco Mazzei (Campagnano), Fabio Di Lorenzi (Rignano Flaminio), Fabio Stefoni (Castelnuovo di Porto), Ottorino Ferilli (Fiano Romano), Tommaso Luzzi (Sacrofano), Angelo Mancinelli (Mazzano Romano), Sergio Menichelli (Sant’Oreste), Enzo De Santis (Ponzano Romano), Ercole Turchi (Magliano Romano).

conferenza-sindaci

Il 30 gennaio 2015 l’ex senatore Stefano Pedica (PD) ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica “affinché, valutata sussistenza di eventuali reati, la stessa in tal caso, proceda come Suo dovere”.

Contro la riclassificazione si sono mobilitati, nell’ordine cronologico, i consiglieri regionali Giancarlo Righini (Fratelli d’Italia), Fabrizio Santori (Fratelli d’Italia) e Devid Porrello (Movimento 5 Stelle): più o meno tutti hanno evidenziato il rischio di inquinamento delle acque del fosso di Monte Pizio.

Il 24 giugno 2016 il deputato On. Emiliano Minnucci (PD) ha presentato una interrogazione a risposta scritta sulla discarica di Magliano Romano, che ancora attende la risposta da parte del Ministro all’Ambiente e di quello alla Giustizia: l’interrogazione fa presente che “dalle manifestazioni e dai ricorsi dei cittadini del territorio, confortati anche dalla sentenza del TAR , si evincono formali irregolarità nella gestione della discarica che, dato il trattamento del percolato e la presenza di una falda acquifera, suscitano grandi preoccupazioni per la salute pubblica dei residenti” ed evidenzia come “malgrado le azioni promosse dai cittadini, la contrarietà delle Amministrazioni locali del territorio e della Conferenza dei Sindaci e i vizi di natura idrogeologica evidenziati dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, ad oggi non è stato effettuato alcun sopralluogo da parte degli organi competenti al fine di verificare la fondatezza delle denunce e la conseguente legittimità dell’attività svolta nella discarica”, per arrivare a concludere che “per questo è necessario un intervento da parte dei Ministeri dell’Ambiente e della Giustizia al fine di avviare un’azione di controllo del sito in questione e avviare, qualora venissero ravvisati elementi di reato, eventuali procedimenti penali”.

Il progetto di “Discarica per rifiuti speciali non pericolosi” di Magliano Romano è stato sottoposto al procedimento di Valutazione Ambientale (V.I.A.) che si sarebbe dovuto svolgere con apposite Conferenze dei Servizi: ma dopo la prima di carattere interlocutorio, che si è tenuta il 15 settembre 2015, per ben 4 volte sono state rinviate le successive Conferenze di Servizi. 

Il 19 settembre 2016 si è tenuta la 2° Conferenza dei Servizi.

In assenza di quasi tutte le Autorità convocate (ARPA Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere e la ASL Roma 4 ecc.), sono intervenuti il Sindaco del Comune di Magliano Romano, Ercole Turchi, l’ing. Emanule Calcagni per il Comune di Rignano Flaminio, il sig. Vetrani per il Comune di Riano e la sig.ra Allegretti per il Comune di Faleria e la sigra Sandra Pandolfi per il Comune di Calcata: tutti hanno espresso contrarietà al progetto e richiesto il rinvio della Conferenza per poter esprimere il rispettivo parere.

Sono stati ascoltati anche i rappresentanti del “Comitato No Discarica Magliano Romano”, del “Comitato Bacino Valle del Treia” e della neo “associazione ecologica Monti Sabatini – No Discarica Magliano Romano”, nonché di una azienda agricola: in molti hanno messo in risalto l’aspetto idrogeologico in quanto le aree interessate ricadrebbero in area di ricarica della falda.

In considerazione di tutto quanto precedentemente fatto presente, si chiede alle SS.LL., ciascuna nell’ambito delle rispettive competenze, di voler intervenire ai sensi della normativa vigente in materia di inquinamento, predisponendo un apposito sopralluogo sul posto che sia finalizzato da un lato a verificare se sia in funzione l’impianto di trattamento chimico fisico del percolato, malgrado la sospensiva fino al 31 gennaio 2017 prescritta dal TAR, e dall’altro lato ad accertare in generale la regolarità della attuale gestione in corso della discarica ed in particolare l’eventuale grado di inquinamento del Fosso della Selva (o di Monte Pizio). 

Si rimane in attesa di un cortese riscontro scritto, nell’ambito delle rispettive competenze, che si richiede ai sensi degli articoli 2, 3 , 9 e 10 della legge n. 241/1990.

Distinti saluti.

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

Firma Bosi Rodolfo

 

Roma, 17 ottobre 2016         

 

 

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