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Home Archivi

Vietato ridurre il consumo di suolo

18/02/2015
in Archivi, edilizia, Governo del territorio, News, Piani territoriali, Urbanistica
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Articolo di Andrea Montanari pubblicato il 15 febbraio 2015 sulla cronaca di Milano del quotidiano “La Repubblica”.

La nuova legge regionale sul consumo del suolo impedisce ai sindaci che lo desiderano di approvare delle varianti al Pgt che riducano l’impatto sul territorio. 

Ci hanno già provato Bergamo, Brescia e Cremona. 

È l’effetto paradossale delle nuove norme che prevedono che per tre anni i progetti in essere potranno essere confermati o meno da sindaci e operatori. 

Il Pd lombardo denuncia: «È un’assurdità. Lo avevamo detto che questa legge era un pasticcio. Presenteremo una mozione urgente martedì in aula». 

L’assessore regionale all’Urbanistica e Territorio getta acqua sul fuoco: «Non è vero. La circolare interpretativa che arriverà nelle prossime settimane chiarirà tutto».

Immagine.Viviana Becalossi

Viviana Beccalossi

La legge contro il consumo del suolo, fortemente voluta dal governatore Roberto Maroni, impedisce di fatto ai comuni che lo desiderano di approvare varianti ai loro Pgt che prevedano una riduzione dell’impatto sul territorio. 

A fare l’amara scoperta finora sono state le amministrazioni di Crema, Brescia e Bergamo, tutte guidate dal centrosinistra, che hanno chiesto ai tecnici della Regione un’interpretazione della legge: vogliono sapere se era possibile approvare una variante al Pgt per ridurre i cosiddetti residui, ovvero le aree non ancora lottizzate. 

Un dettaglio tutt’altro che irrilevante, visto che l’ultimo rapporto sul consumo del suolo redatto dalla società di ricerca regionale Eupolis rivela che le previsioni di trasformazione del Pgt lombardi già approvati comporteranno un ulteriore consumo di suolo attualmente libero pari a 53mila ettari, più altri 22mila relativi ai residui.

La denuncia è del consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella che attacca: «Lo avevamo detto che la legge era un pasticcio e adesso i fatti ci danno ragione. Se un comune non può approvare una variante al proprio Pgt per ridurre il consumo di suolo da subito perché la Regione permette di farlo solo tra quale anno significa che il provvedimento è sbagliato e inadeguato. È un’assurdità. Presenteremo una mozione urgente martedì in aula».

 Jacopo Scandella

Jacopo Scandella

Il dubbio nasce dall’interpretazione del quarto comma dell’articolo 3 della nuova legge regionale, che stabilisce che «i comuni possono approvare unicamente varianti al Pgt e ai piani attuativi al Pgt, che non comportino nuovo consumo di suolo, diretti alla riorganizzazione delle previsioni di trasformazioni già vigenti». 

In altre parole, a pari previsioni.

Un effetto paradossale, dato che le nuove norme dovevano avere lo scopo di combattere il consumo del suolo, non di impedirne la riduzione. 

La nuova legge prevede infatti che i documenti di piano dei Pgt, compresi quelli già scaduti prima dell’entrata in vigore della legge, devono considerarsi “cristallizzati”. 

Almeno per i prossimi 30 mesi, il periodo transitorio entro il quale comuni e operatori del settore dovranno confermare o meno i progetti in essere.

Alcuni comuni capoluogo hanno chiesto nei giorni scorsi un’interpretazione agli uffici dell’assessorato. 

Anche diversi comuni del bergamasco avrebbero chiesto spiegazioni al dirigente dell’assessorato regionale al Territorio e all’Urbanistica durante la tappa del tour a Bergamo per illustrare i contenuti delle nuove norme. 

L’assessore regionale Viviana Beccalossi nega tutto: «Nelle prossime settimane emaneremo una circolare applicativa che chiarirà tutto. Si tratta di una legge molto complessa. Fino ad ora non è stata presa alcuna decisione». 

Il direttore generale dell’assessorato regionale al Territorio e all’Urbanistica Paolo Boccolo ammette che il passaggio della legge è «controverso» e che la circolare applicativa servirà per «chiarire in modo inoppugnabile» se i comuni potranno o non potranno approvare varianti per ridurre i residui. 

Per chiarirlo, sarà decisivo stabilire nella circolare se tra le previsioni di trasformazioni già vigenti potranno essere aggiunte anche quelle che prevedano una riduzione dell’entità e non il rispetto del vincolo delle pari previsioni. 

Fino a quel momento, però, il dubbio e l’effetto paradossale rimarranno.

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