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Rodolfo Bosi
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Home Governo del territorio

Zero emissioni entro il 2100 una scommessa per il pianeta

06/11/2014
in Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Su questo stesso sito il 3 novembre 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Gas serra ai massimi da 800 mila anni”, che dava notizia del rapporto degli esperti dell’ONU.  (https://www.rodolfobosi.it/gas-serra-ai-massimi-da-800-mila-anni/#more-12279)

Il rapporto è stato commentato da Antonio Cianciullo che segue per Repubblica, come inviato, i temi ambientali con un articolo pubblicato con questo titolo il 3 novembre 2014 su “La Repubblica”. 

 Immagine.Antonio Cianciullo

Antonio Cianciullo

Mai tanti gas serra da 800mila anni. 

Un picco che, nella storia del pianeta, per la prima volta è stato causato non da fenomeni naturali, ma dall’azione di una singola specie: l’homo sapiens. 

È netto l’atto di accusa dell’Ipcc, la task force scientifica dell’Onu che ha vinto il Nobel per la pace e che dal 1988 cerca una cura al sempre più evidente squilibrio dell’atmosfera.

Immagine.IPCC

Il documento presentato ieri a Copenaghen sintetizza i tre studi pubblicati negli ultimi mesi e conclude il quinto rapporto Ipcc. 

«L’influenza umana sul sistema climatico è chiara, dobbiamo agire rapidamente e in modo decisivo», ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.  

In realtà la diagnosi è chiara da tempo. 

Per evitare che l’aumento della temperatura superi i 2 gradi nell’arco di questo secolo, la soglia oltre la quale si entra in uno scenario catastrofico, occorre tagliare in modo rapido e drastico l’uso dei combustibili fossili, che sono i principali responsabili della minaccia climatica.

«A livello globale bisogna ridurre le emissioni dal 40 al 70 per cento tra il 2010 e il 2050 e scendere a zero entro il 2100», ricorda il rapporto Onu. 

Bisogna fare presto, su questo sono tutti d’accordo. 

«Quelli che decidono di ignorare i dati chiaramente esposti in questo rapporto mettono in pericolo noi, i nostri figli e i nostri nipoti», ha dichiarato il segretario di Stato Usa, John Kerry. 

«Più restiamo bloccati sui questioni ideologiche e politiche, più i costi dell’inazione aumentano». 

Si tratta di abbandonare la dipendenza dal petrolio, dal carbone e dal gas per rilanciare l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e gli stili di vita più attenti agli equilibri ambientali.

Eppure le resistenze al cambiamento restano forti.

Lo prova anche la tormentata pubblicazione di quest’ultimo rapporto. 

I delegati hanno dovuto lavorare fino all’ultimo minuto per tentare di ricucire lo strappo tra i paesi che volevano esprimere l’allarme in modo netto e quelli che preferivano mettere la sordina alle preoccupazioni. 

Alcuni testi sono stati eliminati dal rapporto, tra le proteste degli scienziati. 

La parola «pericoloso» è scomparsa dalla sintesi, sostituita da un più prudente «rischio», utilizzato 65 volte in 40 pagine.  

Ma la purga lessicale non basta a cancellare la gravità dei fatti. 

Le emissioni di gas serra, nonostante il colpo di freno dell’Europa e il nuovo corso americano, non solo non diminuiscono ma continuano a crescere: il trend attuale è in linea con lo scenario peggiore, quello di un aumento di temperatura di oltre 4 gradi.

La responsabilità attuale è principalmente dei Paesi di nuova industrializzazione: la Cina emette più gas serra di Europa e Stati Uniti assieme e ormai ha superato l’Unione europea anche facendo il conto pro capite. 

Immagine.Immissioni in atmosfera

Usando invece il conteggio storico emerge il ruolo dei paesi che hanno guidato la rivoluzione industriale. 

Una doppia lettura delle responsabilità che sta bloccando l’intesa globale.

Mentre i negoziati vanno al rallentatore, il mercato si muove in maniera più rapida. 

Nel 2013 più del 50 per cento della nuova potenza elettrica installata nel mondo è venuto dalle fonti rinnovabili e le iniziative dal basso si moltiplicano. 

Quello che manca è una cornice legale che dia forza al cambiamento. 

L’appuntamento decisivo per raggiungere questo accordo è stato fissato per il novembre 2015 a Parigi. 

È veramente l’ultima possibilità.

 

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