
Comunicato stampa
I giudici del Consiglio di Stato continuano ad essere ammaliati dall’impianto TMB di Cerroni a Guidonia e ne allungano a dismisura l’AIA
Dopo “l’abbaglio” preso un anno e mezzo fa dalla sentenza dei giudici di una Sezione del Consiglio di Stato (che aveva accolto il ricorso delle Associazioni locali), prontamente “revocata” dai colleghi di un’altra Sezione dello stesso CdS, i togati di Palazzo Spada hanno deciso, l’8 maggio, di superare se stessi, concedendo totale fiducia alle elucubrazioni del legale di Ambiente Guidonia srl (società interdetta per connivenze mafiose e sottoposta ad un regime di “tutela” commissariale da parte della Prefettura di Roma) e rigettando le tesi delle Associazioni e del Comune di Guidonia Montecelio.
Per riscrivere la storia dell’impianto TMB – nato in modo illegittimo nel bel mezzo dell’area dell’Inviolata vincolata a Parco regionale e tutelata da un Decreto ministeriale paesaggistico – i giudici del CdS hanno impiegato ben 6 mesi e 10 giorni (tanto è il tempo intercorso tra l’udienza e la pubblicazione delle 37 pagine della sentenza), a riprova dell’incredibile guazzabuglio di carte creato dalla Regione Lazio, dal gestore dell’impianto e dalla “giustizia” amministrativa.
Con la sentenza dell’8 maggio, infatti, il Consiglio di Stato ha accolto pienamente il ricorso della società appartenente al Gruppo Cerroni (l’imprenditore 99enne, appena graziato dal giudice del “Processo Malagrotta” per manifesta ed attuale incapacità) ed ha deciso che l’autorizzazione ambientale regionale, emessa nel luglio 2020 a favore delle attività dell’impianto e scaduta nel dicembre 2024, deve avere valore decennale e che la Regione deve ora modificare ed estendere l’AIA, oltre a dover riconsiderare la tariffa d’ingresso dei rifiuti romani conferiti al TMB, tenendo conto delle perdite della società per i quattro anni di stop dovuto al sequestro dell’impianto (dal 2016 al 2020).
A nulla è valso – almeno per il momento – l’aver ricordato ai giudici, da parte delle Associazioni, che un impianto non può essere costruito in un’area sottoposta a bonifica a causa del vasto inquinamento dovuto all’attigua discarica e che la Regione ha fatto “carte false” pur di sanare una situazione di palese illegittimità nelle autorizzazioni. Il CdS ha respinto in modo totale e pervicace ogni tesi rappresentata dalla resistenza locale.
Ora si attendono, con la consueta scarsa fiducia, le decisioni della Regione Lazio, che deve rendere esecutiva la sentenza e che continuerà a tutelare gli interessi del privato e dei giudici di Palazzo Spada impauriti dai cumuli di rifiuti lasciati per le strade della Capitale dall’inceneritorista Gualtieri.
Quel che qualsiasi giudice non potrà però mai togliere dalla testa della popolazione locale è la certezza che l’impianto TMB di Ambiente Guidonia è un corpo estraneo al contesto ambientale che lo circonda e che la battaglia, comunque, continua.
Comitato per il Risanamento Ambientale (CRA)

