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Oggi si celebra la Giornata mondiale delle zone umide, ma in Italia il 40% è in pericolo

02/02/2026
in Archivi, Aree naturali protette, Governo del territorio, News, Piani territoriali, Rassegna Stampa, Zone umide
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Oggi si celebra la Giornata mondiale delle zone umide, ma in Italia il 40% è in pericolo
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In tutto il mondo il 2 febbraio è il World Wetlands Day, ovvero la Giornata mondiale delle zone umide – istituita per riportare ogni anno a nuova vita la firma avvenuta nel 1971 della Convenzione internazionale di Ramsar –, ma in Italia c’è poco da festeggiare.

Le zone umide d’importanza internazionale ad oggi inserite nell’elenco ufficiale di siti della Convenzione di Ramsar per l’Italia sono 61 (che arrivano a quota 66 se si considerano anche quelle per cui è stato avviato il processo di riconoscimento), distribuite in 15 regioni, per un totale di 78.385 ettari. 

Sono paludi, torbiere, lagune e corsi d’acqua: aree importantissime per l’ambiente e per l’economia, ma ancora oggi, a causa delle attività umane, in grave declino.

«In Italia, secondo le analisi riportate – ricorda il Wwf – circa il 75% dei siti storicamente presenti è andato perduto, mentre quasi il 40% degli habitat di acqua dolce e salmastra versa in uno stato di conservazione “inadeguato”.

Le criticità sono spesso legate ad alterazioni idriche, frammentazione degli habitat, antropizzazione del territorio e gestione idraulica non sostenibile.

Un quadro reso ancora più allarmante dal declino delle specie: il 53% delle specie terrestri e delle acque interne tutelate dalla Direttiva Habitat è in stato sfavorevole, con picchi critici per anfibi (38% delle specie italiane è minacciato), pesci d’acqua dolce (48% a rischio) e uccelli, dove oltre il 20% delle specie nidificanti nelle aree umide in Italia è minacciato».

Altre pressioni, come l’inquinamento diffuso, l’alterazione dei regimi idrici e la presenza di specie aliene invasive, contribuiscono alla progressiva perdita di funzionalità ecologica.

Persistono, inoltre, minacce evitabili come il saturnismo, l’avvelenamento da piombo legato alla dispersione di munizioni nei territori di caccia.

Eppure dal punto di vista ecologico, le zone umide, insieme alle barriere coralline e alle foreste tropicali, sono tra gli ecosistemi con maggiore biodiversità del pianeta: ospitano un’elevata ricchezza di specie sia vegetali che animali e sono habitat essenziali per molte specie di uccelli, soprattutto migratori.

Queste sono aree chiave anche per la sicurezza alimentare, sostenendo attività come la pesca, l’itticoltura e la mitilicoltura.

Inoltre, offrono importanti servizi svolgendo funzioni fondamentali di regolazione dei processi idrologici e climatici.

Agiscono come sistemi naturali di mitigazione delle piene, riducendo il rischio di alluvioni, rallentando il deflusso delle acque e favorendo la ricarica delle falde acquifere.

Le torbiere e zone umide costiere sono tra i principali serbatoi di carbonio, contribuendo in modo significativo alla mitigazione del cambiamento climatico.

«È necessario proteggere gli ecosistemi delle acque interne – dichiarano gli ambientalisti del Wwf Italia – contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità e, laddove possibile, promuoverne il ripristino, per garantirne vitalità e funzionalità e la produzione dei servizi ecosistemici che da essi derivano.

In questo quadro, l’adozione della Nature Restoration Law dell’Unione Europea rappresenta un passaggio chiave e un’importante opportunità anche per gli ambienti d’acqua dolce.

Questo testo introduce per la prima volta obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino ecologico, imponendo agli Stati membri di avviare interventi di recupero su una quota significativa di ecosistemi degradati entro il 2030, con traguardi progressivi al 2040 e 2050.

Le zone umide, le torbiere, i fiumi e gli ecosistemi d’acqua dolce rientrano tra le priorità esplicite del regolamento.

Per l’Italia la Restoration Law rappresenta un cambio di paradigma: dal solo obiettivo di tutela e gestione si passa a una logica di ripristino attivo, orientata al recupero delle funzioni ecologiche.

La Restoration Law offre anche l’opportunità di rafforzare il coordinamento tra strumenti esistenti, come la Direttiva Habitat, la Direttiva Uccelli, la Direttiva Quadro sulle Acque e la pianificazione territoriale e agricola.

Per l’Italia, una sfida centrale sarà tradurre gli obiettivi europei in piani nazionali e regionali di ripristino e adattamento ai cambiamenti climatici, capaci di coinvolgere enti gestori, autorità di bacino, mondo agricolo e comunità locali, superando approcci settoriali che in passato hanno limitato l’efficacia delle azioni di conservazione.

Il Wwf Italia è pronto, come sempre, a fare la sua parte».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 2 febbraio 2026 sul sito online “greenreport.it”)

 

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