
La conferenza Onu – Adam Gray/Ap
Con più di un mese di ritardo, si è aperta ieri la conferenza alle Nazioni unite sulla soluzione a due Stati per il conflitto israelo-palestinese, capitanata dalla Francia e dall’Arabia Saudita e disertata da Israele e dagli Stati uniti.
L’iniziativa diplomatica avrebbe dovuto svolgersi il 23 giugno scorso, ma l’aggressione israeliana all’Iran, iniziata il 13 giugno e conclusasi il 24, dopo una serie di bombardamenti aerei israeliani e lanci missilistici iraniani, aveva provocato il rinvio del summit.
LA DIPLOMAZIA francese intendeva annunciare il riconoscimento dello stato palestinese in quell’occasione, sperando – secondo quanto riportato dai media francesi – di trascinare con sé altri paesi occidentali (141 dei 193 membri dell’Onu riconoscono lo Stato di Palestina, ma nessuno dei paesi membri del G7).
Alla fine il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha annunciato giovedì scorso che la Francia riconoscerà la Palestina, gesto che l’inquilino dell’Eliseo annuncerà «all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il prossimo settembre», ha scritto Macron su X.
In apertura della conferenza il ministro saudita degli affari esteri, Faisal bin Farhan, ha detto che «uno stato palestinese indipendente è la chiave della pace nella regione».
Il ministro degli esteri francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato che «solo una soluzione politica a due stati permette di rispondere alle aspirazioni legittime degli israeliani e dei palestinesi a vivere in pace e in sicurezza».
Il primo ministro palestinese, Mohammad Mustafa, ha detto che «tutti gli stati hanno la responsabilità di agire ora», dicendosi pronto al dispiegamento di una forza internazionale per proteggere la popolazione palestinese.
«SIAMO A UN PUNTO di rottura, la soluzione a due stati non è mai stata così lontana», ha ammonito dal canto suo il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.
«L’annessione insidiosa della Cisgiordania è illegale e deve fermarsi. La distruzione su larga scala di Gaza è intollerabile e deve fermarsi», ha detto.
Uno degli obiettivi della conferenza è quello di incoraggiare altri stati occidentali a riconoscere lo stato palestinese.
Tuttavia, per ora, né il governo britannico né quello tedesco sono sembrati convinti.
Nella lettera indirizzata al presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas nella quale ha annunciato il riconoscimento venturo dello Stato palestinese, lo stesso Macron ha posto una serie di condizioni: «Disarmo di Hamas», ritiro di quest’ultimo da Gaza, organizzazione di elezioni nel 2026 in tutta la Palestina in vista di un «rafforzamento» del «futuro stato palestinese» il quale «non ha vocazione a essere militarizzato».
Sono proprio questi i tre assi principali sul quale lavoreranno i delegati alla conferenza all’Onu in questi giorni: riforma della governance dell’Anp, disarmo di Hamas e sua esclusione dal governo di Gaza, infine normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele da parte degli stati arabi.
IL SUCCESSO dell’iniziativa sembra lungi dall’essere scontato.
Secondo l’Afp, che cita una fonte diplomatica francese, nessun annuncio di ulteriori normalizzazioni tra stati arabi e Israele dovrebbe giungere in questa settimana.
Inoltre, il genocidio tutt’ora in corso e il blocco umanitario impongono ovvi ostacoli a qualunque discussione diplomatica.
Senza contare che né gli Usa né Israele partecipano alla conferenza.
L’ambasciatore israeliano all’Onu ha condannato l’iniziativa, poiché questa «non risponde al bisogno di condannare Hamas e di permettere il ritorno degli ostaggi».
Per quanto riguarda Washington, in un messaggio diplomatico interno pubblicato da Reuters si apprende che le autorità statunitensi «esortano i governi a non partecipare alla conferenza», che considerano «controproduttiva».
MENTRE IERI a New York si aprivano i lavori della conferenza, malgrado le ostilità israeliane e americane, a Bruxelles la Commissione europea ha preso in considerazione «la sospensione parziale» dell’accesso di Israele al programma di ricerca europeo “Horizon”, secondo quanto riportato da Euronews.
Sarebbe la prima volta che le istituzioni europee decidono delle misure concrete nei confronti di Israele.
(Articolo di Filippo Ortona, pubblicato con questo titolo il 29 luglio 2025 sul sito online del quotidiano “il manifesto”)

