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Sui “paesi sicuri” l’Unione Europea ha dato torto al governo

01/08/2025
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Sui “paesi sicuri” l’Unione Europea ha dato torto al governo
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Una nave italiana si avvicina al porto albanese di Shengjin, a gennaio del 2025 (AP Photo/Vlasov Sulaj)

Con una sentenza emessa venerdì, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che un “paese di origine sicuro” deve essere tale per tutti gli abitanti e su tutto il suo territorio.

Ha detto anche che gli stati membri dell’Unione Europea possono decidere autonomamente quali paesi considerare “sicuri”, ma che i giudici nazionali devono avere la possibilità di contestare questa definizione, nel caso in cui ritengano che non sia in linea con le direttive europee.

Questa decisione era molto attesa in Italia: a chiedere alla Corte di pronunciarsi erano stati proprio dei giudici italiani, che negli scorsi mesi si erano opposti alla decisione del governo di Giorgia Meloni di ampliare la lista dei “paesi sicuri” includendo anche paesi come l’Egitto e il Bangladesh.

Le domande di asilo presentate dai migranti che arrivano da questi paesi possono essere esaminate con una procedura accelerata, che si svolge in modo più rapido e sommario e soprattutto permette di detenere i migranti nei centri in Albania mentre aspettano l’esito.

Inserire un paese nella lista di quelli considerati “sicuri” rende inoltre più facile respingere le richieste di asilo delle persone che provengono da quel paese, e quindi espellerle.

L’espressione “paese sicuro” fa riferimento a un concetto ben preciso, contenuto in una direttiva europea del 2013, che chiarisce le procedure da seguire per esaminare le domande di protezione internazionale presentate dai migranti che arrivano in un paese dell’Unione Europea.

Riassumendo, secondo la direttiva un paese può essere considerato “sicuro” se rispetta le libertà e i diritti civili e ha un ordinamento democratico.

Ogni paese dell’Unione può decidere autonomamente quali paesi considerare “sicuri”, sulla base di alcuni criteri fondamentali.

Nel tempo questo ha creato varie storture.

Da anni, per esempio, il governo italiano considera “sicuri” paesi dove il rispetto dei diritti umani è quantomeno opinabile: come la Tunisia, governata da un regime illiberale che da anni porta avanti una campagna di discriminazione nei confronti delle persone che provengono dall’Africa subsahariana.

L’interpretazione data oggi dalla Commissione è quella che già usavano molti giudici.

Nonostante questo il governo italiano aveva interpretato la norma in modo diverso, definendo come complessivamente “sicuri” anche paesi che non lo sono su tutto il loro territorio, o lo sono solo per alcune categorie di persone.

La Corte ha dato torto a questa interpretazione, e ragione invece alle decisioni dei giudici che negli scorsi mesi hanno bloccato il trasferimento dei migranti nei centri in Albania.

Il diritto dell’Unione Europea ha preminenza su quello italiano, come sancito anche dalla Costituzione, e quindi il governo dovrà per il momento adattarsi a questa decisione.

La Corte però ha fatto anche presente che questa interpretazione varrà solo fino a giugno del 2026, quando entrerà in vigore il nuovo e discusso Regolamento sulla procedura d’asilo, che modifica le procedure per gestire i richiedenti asilo nel momento in cui si presentano alle frontiere dell’Unione.

Fra le altre cose, il nuovo regolamento ridefinisce il concetto di paese sicuro nell’articolo 59 ed elimina proprio la necessità che un paese sia considerabile tale in tutte le sue regioni e per tutte le categorie di persone.

Un migrante arrivato nell’Unione potrà inoltre essere detenuto e incanalato nella procedura accelerata anche se nel paese in cui è arrivato viene accolto meno del 20 per cento delle richieste d’asilo dei suoi connazionali.

Il governo italiano ha criticato la sentenza, sia la parte in cui stabilisce che un giudice nazionale possa esprimersi in merito alla lista dei “paesi sicuri” stilata dal governo, sia quella sull’interpretazione della definizione.

In un comunicato ha detto che passerà i dieci mesi mancanti all’entrata in vigore del nuovo regolamento a «cercare ogni soluzione possibile, tecnica o normativa» per portare avanti la sua politica.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 1 agosto 2025 sul sito online “Il Post”)

**************

Sorprende la decisione della Corte di Giustizia UE in merito ai Paesi sicuri di provenienza dei migranti illegali.

Ancora una volta la giurisdizione, questa volta europea, rivendica spazi che non le competono, a fronte di responsabilità che sono politiche.

La Corte di Giustizia Ue decide di consegnare a un qualsivoglia giudice nazionale la decisione non sui singoli casi, bensì sulla parte della politica migratoria relativa alla disciplina dei rimpatri e delle espulsioni degli irregolari.

N.B. – La nota del Governo attesta la tendenza sempre più dichiaratamente “autoritaria” verso una “politica” che deve godere dell’immunità e prescindere dal rispetto delle normativa giuridica vigente.

***************

L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha rilasciato una dichiarazione riguardo alla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha bocciato la definizione italiana di “Paesi d’origine sicuri”.

L’ANM ha espresso preoccupazione per i possibili impatti della sentenza sull’ordinamento italiano e ha auspicato che vengano adottati correttivi in sede di conversione del decreto, per evitare rischi di un diritto penale simbolico.

Ecco alcuni punti chiave della dichiarazione dell’ANM:

Conferma dell’operato dei magistrati:

La Corte di Giustizia ha confermato che i giudici italiani hanno agito correttamente nel valutare la sicurezza dei paesi di origine dei richiedenti asilo.

Indipendenza della magistratura:

L’ANM ribadisce che i giudici non possono essere influenzati da considerazioni politiche e devono poter decidere in modo indipendente.

Controllo pieno e indipendente:

La Corte di Giustizia ha riconosciuto che i giudici devono poter valutare se i paesi designati come “sicuri” offrano effettivamente una protezione adeguata ai richiedenti asilo, senza limitarsi a una valutazione formale.

Rispetto dei diritti fondamentali:

L’ANM sottolinea che la decisione della Corte di Giustizia rafforza l’importanza di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, come previsto dalla Costituzione italiana e dalle norme europee.

Critiche alla politica:

L’ANM critica le pressioni politiche ricevute dai giudici in questi mesi, sostenendo che la sentenza della Corte di Giustizia conferma la loro corretta applicazione della legge.

In sintesi, la dichiarazione dell’ANM accoglie positivamente la sentenza della Corte di Giustizia, sottolineando il ruolo fondamentale della magistratura nel garantire il rispetto dei diritti fondamentali e la corretta applicazione delle leggi, anche in materia di asilo.

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