
Tavolini e sedie delle attività di somministrazione vanno tenute a una distanza di almeno 2 metri dagli alberi.
È questo che prevede il regolamento del verde pubblico e privato di Roma Capitale.
La norma, però, è oggetto di discussione perché la giunta Gualtieri vorrebbe modificarla, riducendo lo spazio tra alberature e arredi pubblici e privati.
I due metri di distanza da rispettare
Il regolamento del verde, in merito alle distanze da rispettare, aveva posto l’accento sulla “necessità di maggiori precauzioni da adottare” al fine di “ridurre al minimo il rischio di coinvolgimento nel caso di caduta rami”.
Una possibilità, quest’ultima, tutt’altro che peregrina e che l’amministrazione aveva infatti riconosciuto come reale, legandola “al mutamento degli eventi climatici”, alla vetustà del patrimonio arboreo e al suo essere sottoposto “a stress in ambito urbano”.
La combinazione di questi fattori aveva portato il Campidoglio a prevedere, nell’allegato 15 del regolamento, la distanza minima di 2 metri.
A cinque anni dall’approvazione del provvedimento (varato durante l’amministrazione Raggi) il Comune ci ha ripensato, creando non pochi malumori anche all’interno dei gruppi di maggioranza, nei municipi.
La preoccupazione in municipio I
“Trovo preoccupante la proposta di Roma Capitale di ridurre le tutele previste per gli alberi della nostra città, consentendo a bar e ristoranti di occupare con tavolini, sedie e altri arredi anche la fascia di rispetto di due metri attorno alle alberature” ha commentato, in municipio I, il capogruppo di Roma Futura Lorenzo Minio Paluello.
“Non si tratta di un semplice dettaglio burocratico perché questa distanza serve a proteggere le radici, garantire la salute degli alberi e prevenire situazioni di pericolo.
In una città che soffre sempre di più il caldo e che ha già visto una progressiva espansione delle occupazioni commerciali dello spazio pubblico, dovremmo rafforzare la tutela del verde, non indebolirla”.
Tra i gruppi dell’opposizione c’è chi, come la lista Calenda, ha condizionato la propria approvazione al recepimento di una serie di indicazioni.
“Chiediamo di rendere tassativo l’elenco delle strutture ammesse alla deroga, escludendo fioriere ed elementi con ancoraggio al suolo nella zona radicale – ha elencato il capogruppo Giuseppe Lobefaro – abbiamo chiesto di vietare riscaldatori e impianti di illuminazione sotto la chioma e prevedere che il professionista individuato dall’amministrazione, per verificare le condizioni di stabilità dell’albero, sia pagato dall’operatore. In ogni caso la distanza minima inderogabile, per noi, non può essere inferiore a un metro e mezzo dall’albero”.
La perplessità in municipio II
In municipio II, altro territorio dove bar e ristoranti non scarseggiano, la commissione commercio ha già bocciato la richiesta capitolina.
“Il limite di distanza di 2 metri dal tronco degli alberi – ha commentato la presidente della commissione commercio Barbara Auleta, (capogruppo di AVS) – è l’ultimo paletto rimasto per salvaguardare il verde e porre un limite al sovraffollamento di dehors che – in particolare nei municipi centrali e in particolari zone – hanno ormai una densità esasperante.
Oltre alla salvaguardia del verde, dunque, c’è un tema di diritto al godimento pubblico e libero da attività commerciali degli spazi, perfino dell’ombra degli alberi.
Per stare all’ombra a leggere non voglio essere obbligata a consumare – ha osservato Auleta – C’è in alcune specifiche situazioni, la necessità di prevedere alcune deroghe, come per alcune edicole preesistenti o alcune aree mercatali, ma queste possono essere gestite, appunto, come eccezioni. Eliminare la regola vuol dire non porre più alcun freno”.
La modifica richiesta
Cosa propone la giunta Gualtieri?
La richiesta è di ridurre la misura dei 2 metri “solo nel caso di insediamento di strutture elementari, quali, a titolo esemplificativo, sedie, tavolini, fioriere di delimitazione, tappeti, zerbini, ombrelloni e tende ombrasole, previa verifica tecnico-agronomica” che deve arrivare dopo l’ asseverazione di un tecnico abilitato, chiamato a verificare che l’occupazione di suolo pubblico non abbia conseguenze per l’albero.
Il bilanciamento tra interessi ecologici ed economici
Perché il Campidoglio ha richiesto la modifica del regolamento?
La risposta va ricercata all’interno del provvedimento comunale.
Nella delibera della giunta Gualtieri si fa riferimento a una sentenza della corte costituzionale (85/2013) la quale stabilisce, in sostanza, che “i diritti e i principi costituzionali devono integrarsi a vicenda, spettando quindi, alle norme di settore, di realizzare il miglior contemperamento tra gli stessi”. E quindi “occorre bilanciare l’esigenza ecologica con la continuità produttiva, il lavoro e lo sviluppo sociale, evitando che la tutela dell’ambiente annulli la libertà d’impresa e viceversa”.
Il rischio di andare incontro a ricorsi, da parte dei operatori economici che reputano la limitazione dei 2 metri con un danno per la propria attività, sembra quindi alla base della richiesta di modifica.
Nei municipi I e II il dibattito è aperto e, ad oggi, non viene ancora calendarizzata la discussione.
Il parere dei municipi non è però vincolante: la decisione finale spetterà all’assemblea capitolina.
(Articolo di Fabio Grilli, pubblicato con questo titolo il 22 ottobre 2026 sul sito online “Roma Today”)
