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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Ogni anno la Terra perde una superficie agricola grande quanto l’Italia

21/04/2017
in Archivi, Aree agricole, Governo del territorio, MATERIE TRATTATE, Natura, News, Piani territoriali
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Alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra e del primo anniversario della ratifica dell’Accordo di Parigi sul Clima Fondazione Barilla center for food and nutrition (Fbcfn) e Milan center for food law and policy  lanciano il Food Sustainability Report  e scattano un’inedita foto su come la produzione di cibo impatta su ambiente e consumo di suolo in Italia e nel mondo.

Quello che emerge è paradossale: «aumentano le coltivazioni, ma – drammaticamente – si fanno strada fame e carestia e con la crescita demografica attesa al 2050 la situazione diventerà ancora più a rischio».

Secondo il rapporto, «quasi il 40% della superficie terrestre è sottoposta alle attività agricole e zootecniche, con una porzione di suolo idoneo alla coltivazione pari a 4,4 miliardi di ettari (ossia 146 volte l’Italia), eppure negli ultimi 40 anni è diventato improduttivo il 30% dei terreni coltivabili.  

E in molte regioni i problemi relativi alla qualità del suolo interessano oltre metà delle terre coltivate, specialmente in Africa Sub-Sahariana, in America del Sud, nel Sud-Est Asiatico e in Nord Europa.  

Insomma, ogni anno il pianeta perde una superficie agricola grande quanto l’Italia (come se ogni giorno si perdesse l’equivalente della superficie totale della città di Berlino)».

Analizzando i dati del rapporto si scopre che, «negli ultimi 50 anni, a livello globale: la superficie coltivata è aumentata del +12%; è raddoppiata la superficie irrigata globale a causa dell’aumento netto delle terre coltivate; è triplicata la resa delle principali coltivazioni.  

Intanto, la crescente pressione demografica e il benessere di fasce sempre più ampie di popolazione sta portando ad un nuovo aumento della domanda di produzione alimentare che, al 2050, è stimata in un +70% rispetto al 2009, con picchi del +100% nei paesi in via di sviluppo.  

Eppure, la distribuzione di terra e risorse idriche non favorisce i Paesi che hanno bisogno di produrre di più in futuro: la disponibilità media di terra coltivata pro capite nei paesi a basso reddito è meno della metà di quella dei paesi ad alto reddito e generalmente meno adatta alla coltivazione».

Livia Pomodoro presidente del Milan center for food law and policy, sottolinea che «20 milioni di persone stanno per affrontare la peggior carestia che il mondo abbia sperimentato fin da quando sono nate le Nazioni Unite.  

È una sconfitta politica e morale perché il mondo avrebbe dovuto sostenere economicamente, subito, la risposta a questa crisi e vincerla.  

Se ogni essere umano ha diritto ad un cibo adeguato, ogni Paese ha il dovere di fare la sua parte nella battaglia contro la fame.  

Se il cibo è un diritto per ognuno di noi, sconfiggere la fame è un dovere morale che una Convenzione non scritta impone alle nazioni del mondo».

Il rapporto fa notare che il pianeta Terra sta esaurendo il terreno agricolo coltivabile di cui dispone: «Gran parte di questo è già coltivato o utilizzato (attualmente sono coltivati 1,6 miliardi di ettari, di cui solo il 20%, ossia 0,3 miliardi di ettari, su terre marginalmente adattate all’agricoltura), o sta subendo fenomeni di erosione e di sovra-sfruttamento.  

E la ricerca di “terre nuove” sta portando a deforestazione e dislocamenti produttivi, come l’acquisto di terre all’estero, che quando avvengono in condizioni non trasparenti e in violazione dei diritti umani alimentano il fenomeno del cosiddetto land grabbing.  

Il fenomeno delle acquisizioni di terra riguarda oggi quasi 60 milioni di ettari di terra.  

Dal 1990 a oggi sono andati perduti 129 milioni di ettari di foresta che equivalgono ad un’area grande quasi quanto il Sudafrica e la produzione alimentare è responsabile dell’80% del fenomeno».

Danielle Nierenberg, fondatrice e presidente di FoodTank, evidenzia che «malgrado l’aumento delle superfici coltivate e della produttività agricola, con tutte le conseguenze anche negative come l’impatto sull’ambiente della massiccia produzione di cibo, ancora oggi ogni anno 36 milioni di persone muoiono per denutrizione e carestia e il problema della fame è lungi dall’essere risolto.  

Ma la perdita del suolo è potenzialmente una delle minacce principali della nostra filiera alimentare, poiché in tutto il mondo questo ingrediente essenziale viene eroso e distrutto con una velocità senza precedenti.  

Un’agricoltura sostenibile non è solo un’opzione, ma una necessità per combattere fame, povertà e sprechi di cibo.  

Il rispetto della diversità sia biologica che culturale, oltre che la riscoperta di pratiche tradizionali, può aiutarci a ritrovare le modalità con cui le popolazioni indigene coltivavano raccolti resistenti a pesti, malattie, siccità, allagamenti e altre calamità che aumenteranno di sicuro con il cambiamento climatico».

Per Fbcfn e Milan center per non “mangiare” il nostro pianeta  basterebbero 3 semplici mosse: «In primo luogo, ridurre lo spreco di cibo: il 40% di quello che viene prodotto non arriva neppure sulla tavola.  

Usare la terra agricola per produrre cibo, mentre da qui al 2020 saranno ben 40 milioni gli ettari convertiti a coltivazioni per biocarburanti.  

Infine, scegliere le produzioni di cibo che richiedono meno suolo.  

Un esempio su tutti, l’80% dei terreni agricoli è utilizzato per l’alimentazione animale, ma dalla carne arriva solo il 17% delle calorie che assumiamo.  

Insomma, oggi più di prima sono le scelte alimentari che compiamo ad impattare sull’ambiente ed è da lì che è necessario ripartire per salvare il nostro Pianeta».

L’Italia  non è messa meglio e  Fbcfn e Milan center dicono che «deve migliorare sul consumo di suolo perché, se è vero che si posiziona settima all’interno del ranking stilato dal Food Sustainability Index per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile, è altrettanto vero che nei tre grandi indicatori in cui quest’area viene suddivisa – consumo delle risorse idriche, sfruttamento del suolo e emissioni di gas serra – è proprio nello sfruttamento del suolo che il nostro Paese registra i risultati peggiori scendendo alla 10˚posizione (con un punteggio di 48.72 su 100) battuta da Australia, Canada e Giappone in vetta alla graduatoria». 

Ne è ben consapevole Legambiente, che in occasione della Giornata mondiale della Terra si mobilita nelle piazze d’Italia, con banchetti per la raccolta delle firme contro il consumo di suolo sotto la petizione People4Soil e con volontari per raccontare come impedire che il suolo venga violentato, soffocato, sfruttato e avvelenato.

Una campagna per la quale hanno deciso di metterci la faccia Claudio Bisio, Gianni Biondillo, Andrea Vitali, Luca Carboni, Don Luigi Ciotti,  Antonio Cornacchione, Tessa Gelisio, il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo e la presidente di Legambiente Rossella Muroni, ognuno ha realizzato un video che invita a non rimanere passivi di fronte alla minaccia del consumo di suolo e alla colpevole assenza di norme adeguate.

Una battaglia difficile, perché serve un milione di firme in tutta Europa entro il 12 settembre, di cui 54mila in Italia.

La petizione – che può essere firmata anche online su www.salvailsuolo.it – chiede che l’Unione europea introduca una legislazione specifica sul suolo, riconoscendolo e tutelandolo come un patrimonio comune.

La presidente di Legambiente Rossella Muroni conclude: «In occasione della Giornata internazionale della Terra chiediamo al premier Gentiloni di farci un regalo e ricordare le sue origini ambientaliste.  

Ci sembra infatti, guardando agli ultimi provvedimenti normativi (regali fiscali alle compagnie petrolifere che non solo potranno riprendere a trivellare entro le 12 miglia ma non pagheranno nemmeno Imu, Ici e Tasi sulle piattaforme petrolifere; “accidentale” depotenziamento dell’Anac; scellerata riforma della VIA) che il suo Governo stia andando in direzione ottusamente opposta.  

Almeno sul fronte del consumo di suolo, Gentiloni ci stupisca visto che è ferma al Senato, ormai quasi da un anno, la legge sul contenimento del consumo di suolo approvata alla Camera a maggio 2016.  

Vogliamo mettere per una volta la fiducia su un provvedimento a difesa di un bene comune?  

Il consumo di suolo  si mangia in Europa mille chilometri quadrati di terreno fertile all’anno: in altre parole, stiamo facendo fuori in modo irreversibile le nostre terre coltivabili, una delle risorse naturali più preziose e scarse che abbiamo.  

È una vera e propria assurdità!  

Una politica attiva a difesa del suolo è anche una politica di sicurezza e sviluppo economico, oltre che di mitigazione e adattamento climatico. La questione riguarda da molto vicino il benessere e la salute di tutti noi.  

Per questo siamo convinti della necessità di un grande coinvolgimento popolare e ci stiamo lavorando. La giornata mondiale della Terra è in questo senso un’occasione da non perdere».

(Articolo pubblicato con questo titolo oggi 21 aprile 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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