
Da troppi mesi ormai fra i partiti che dovrebbero far parte del cosiddetto “campo largo” continua un confronto anche con toni accesi tanto su chi ne dovrebbe far parte quanto sull’interrogativo se si debbano fare prima le “primarie” oppure il “programma”.
La nuova legge elettorale italiana — soprannominata Stabilicum (o Melonellum) — è stata definitivamente approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre 2026, entrando in vigore il 24 ottobre 2026: obbliga i partiti di opposizione a decidere – in caso di elezione – su chi debba essere candidato a premier nelle rispettive liste.
Oltre ai partiti considerati la parte certa del “campo largo” (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), si discute di quali altre forze politiche debbano far parte della coalizione: in gioco sono “Italia Viva” (di Matteo Renzi), “+ Europa” (di Riccardo Magi), “Azione” di Carlo Calenda), “Progetto Civico Italia” (di Alessandro Onorato) e “Più Uno” (di Franco Gabrielli ed Ernesto Maria Ruffini”).
Rispetto ai suddetti partiti c’è stato in particolare un veto su Matteo Renzi da parte del Movimento 5 Stelle, mentre sono state registrate differenze in riferimento al possibile “programma”, che hanno avuto come oggetto le rispettive posizioni riguardo a diversi aspetti (guerra in Ucraina ed in Medio Oriente, politica estera, patrimoniale ecc.).
Lo scorso 30 ottobre i leader del cosiddetto “campo largo” hanno annunciato le loro prossime mosse in previsione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027: le discussioni sul programma comune dovrebbero cominciare la settimana successiva e concludersi per la fine di novembre, ed entro febbraio saranno organizzate le primarie per scegliere chi diventerebbe presidente del Consiglio in caso di vittoria elettorale.
Il messaggio apre comunque alla partecipazione di altri movimenti di opposizione che vogliono costituire un governo alternativo alla destra: è un riferimento soprattutto a Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda, che hanno avuto finora un rapporto ambiguo e altalenante col “campo largo”, ma anche ad altre formazioni di centro più piccole.
Non è dato di sapere quali partiti faranno parte della futura coalizione di centro sinistra né i contenuti che avrà il “programma”, lasciando comunque dubbi sulle certezza del suo rispetto da parte di tutti.
Per dare una maggiore credibilità a quella che sarà la futura coalizione di centro sinistra che si presenterà alle prossime elezioni c’è un solo modo, di cui non ci si é mai serviti in tutte le precedenti elezioni nazionali.
Per garantire la certezza che nessuno dei candidati della coalizione dovrebbe tradire o rinnegare tanto il programma che è stato deciso quanto il candidato a Presidente del Consiglio uscito dalle primarie sarebbe più che opportuno che ognuno dei componenti della lista sottoscriva di persona presso un notaio un atto (da rendere pubblico in allegato alla lista) con cui non solo si impegna a rispettare il programma condiviso da tutti, ma anche e soprattutto a dimettersi in caso di deroga o “ripensamento”, proprio per rispetto della volontà dei cittadini che lo hanno votato.
Un comportamento del genere potrebbe convincere a tornare a votare soprattutto la massa dei cittadini che finora si è astenuta, portandoli a conoscenza anche dei possibili “disertori” da non votare più in prospettiva della prossima elezione.
Per stimolare una maggiore affluenza alle urne da parte soprattutto dei cittadini che finora si sono astenuti dal voto sarebbe altrettanto opportuno che anche la coalizione di centrodestra facesse altrettanto.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi

