
Una protesta dei tassisti a Roma durante lo sciopero – foto archivio La Presse
Sarà sciopero nazionale e, come tradizione, l’appuntamento principale sarà a Roma.
I tassisti incroceranno le braccia martedì 15 dicembre.
Una decisione presa da tutte le sigle sindacali e da tantissime associazioni di categoria dopo un incontro svoltosi a Firenze.
Dopo essere stati praticamente ignorati, in particolare, dai ministeri dei Trasporti e delle Finanze, i rappresentanti hanno deciso di passare all’azione.
Sarà sciopero nazionale dei taxi
Del resto, i tassisti avevano più volte avvisato il governo che, a causa del caro carburanti, serviva un intervento immediato per dare sollievo alla categoria.
Proprio lunedì 26 ottobre era stato organizzato un sit in davanti al ministero dei Trasporti dove, però, non c’erano nè il ministro Salvini nè il suo vice.
Una delegazione di manifestanti era stata ricevuta da alcuni funzionari ma, alla fine, il presidio si era concluso con un nulla di fatto.
Insomma, una protesta a vuota che, probabilmente, ha alzato ulteriormente l’asticella della frustrazione.
Perché, almeno finora, il governo si è mosso per gli autotrasportatori, per chi lavora nel mercato ittico e, in generale, per chi ha un’auto.
Nessuna misura di contenimento dei costi per il caro carburanti è stata adottata per i tassisti.
Protesta a Roma
Ecco perché, dopo l’incontro a Firenze, Agci, Ati Taxi, Associazione Tutela Legale Taxi, Claai, Consultaxi, Fast Confsal Taxi, Federtaxi Cisal, Unica Filt Cgil Taxi, Satam, Sitan, Or.s.a. Taxi, Sul Taxi, Tam, Uiltrasporti, Usb Taxi, Ugl Taxi, Unimpresa, Unione Artigiani, Uritaxi, Uti hanno proclamato lo sciopero nazionale che vedrà Roma come teatro principale della protesta il prossimo 15 dicembre.
Saranno inoltre calendarizzate tre manifestazioni nel mese di novembre nelle città di Milano (11 novembre), Napoli (17 novembre) e Firenze (25 novembre), al fine di “sensibilizzare le autorità circa lo stato di difficoltà del settore” scrivono le sigle coinvolte.
Nonostante il preavviso di mobilitazione, “il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il ministero dell’Economia e delle Finanze, il ministero dell’Interno e il ministero delle Imprese e del Made in Italy, non hanno fornito ad oggi alcun riscontro”.
I motivi dello sciopero
Non solo il caro carburanti.
I tassisti protesteranno anche per la mancata applicazione dei decreti “anti Uber” che giacciono sulla scrivania di Salvini ormai da anni.
Infatti, si legge ancora nelle motivazioni della protesta, “il taxi è un servizio pubblico che si regge su pilastri tra loro integrati e coordinati al fine della tutela dell’utenza e del lavoro.
Se questi pilastri vengono minati da un’inaccettabile concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e ncc che violano le normative, da prezzi ad asta e pratiche di scelta dell’utenza, ed infine dall’esplosione dei costi di gestione, allora qualcuno ha deciso di favorirne la morte in favore di giganteschi interessi privati”.
Il riferimento è alla mancata piena operatività del Rent (registro elettronico ncc e taxi) e dei “reiterati ritardi” nell’emanazione del decreto attuativo del foglio di servizio elettronico, “una vacatio normativa che favorisce la concorrenza sleale e la deregolamentazione del servizio pubblico da parte delle piattaforme multinazionali, che agiscono in totale violazione della normativa a danno dell’utenza e degli operatori del settore”.
(Articolo di Matteo Torrioli, pubblicato online con questo titolo il 27 ottobre 2026 su “Roma Today”)

