
Foto di Asia Usb e Usb. Facebook
Dal 25 settembre gli agricoltori laziali stanno protestando al chilometro 29 della via Aurelia, all’altezza di Torrimpietra.
Il malcontento dei produttori agricoli del litorale e della provincia si è trasformato in blocchi stradali e presidi a intermittenza.
Fermate temporanee della circolazione, durate due o tre ore, pensate per riaccendere i riflettori su una crisi che parte dai campi ma tocca tutti i cittadini.
Dal basso
Il movimento è stato spontaneo, dopo la prima mobilitazione i produttori si sono ritrovati sempre lì anche il sei e il dieci ottobre.
Per il 19 ottobre è invece prevista un’assemblea pubblica a piazza dei Cinquecento, di fronte alla stazione Termini, insieme alla sigla sindacale Usb che si è avvicinata agli agricoltori nell’ultimo presidio.
“Ci sentiamo abbandonati dalle nostre associazioni di categoria” ha detto a RomaToday Tonino, produttore di nocciole a Viterbo con la sua azienda agricola Monfeli.
Un appuntamento aperto ai produttori di tutto il Lazio per rilanciare la vertenza, “chiedere tutele sui prezzi minimi di vendita, tagli strutturali al costo dei carburanti e l’avvio di una riforma agraria partecipata dal basso”.
I motivi della protesta
“La nostra crisi dura da anni perché non c’è una legge che tuteli i nostri prezzi.
Veniamo esposti a un mercato internazionale selvaggio che fa una guerra al ribasso e siamo senza difese”.
A questi problemi si aggiunge però adesso il caro carburante, per cui in tutto il sud Italia gli agricoltori stanno bloccando intere regioni.
“I produttori si sentono traditi dal governo che aveva promesso il taglio delle accise” ha aggiunto Stefano De Angelis di Usb, “anche il tetto al carburante è stato un palliativo perché dopo qualche giorno il prezzo del diesel è tornato a salire e tutti i trattori vanno a diesel”.
Attualmente, secondo le stime di De Angelis il prezzo del gasolio è “2,35 euro al litro, mentre solo 4 anni fa era di 1,70 euro per la stessa quantità”, è chiaro quindi che gli agricoltori si trovano a vendere i loro prodotti “sottocosto” alla grande distribuzione, cioè ”guadagnano meno di quanto spendano per produrre“.
Solo 20 centesimi
“Mentre il prezzo del carburante continua a salire, i nostri ricavi dalla vendita dei prodotti sono diminuiti del 15-20 per cento” ha spiegato ancora Monfeli, “due anni fa per un chilo di grano il produttore riceveva 35 centesimi, adesso venti centesimi però il prezzo del pane è aumentato per i cittadini”.
A questo si aggiungono anche le calamità atmosferiche, ad esempio la quantità di nocciole prodotte da Monfeli è diminuita notevolmente negli anni, “anche a causa dell’arrivo di una cimice asiatica molto aggressiva che ha dimezzato la produzione.
Eppure le industrie continuano a produrre dolci e cioccolatini a base di nocciole, perché le importano”.
(Articolo di Valeria Costa, pubblicato con questo titolo il 16 ottobre 2026 sul sito online “Roma Today”)

