
L’Europa è al centro di un nuovo scontro normativo sui pesticidi.
La Commissione Europea ha proposto il cosiddetto regolamento “Omnibus”, presentato come una misura di semplificazione delle regole per alimenti e mangimi, ma che secondo diverse organizzazioni italiane rappresenta un pericoloso arretramento per la salute pubblica e l’ambiente.
11 associazioni nazionali, tra cui Greenpeace, Wwf Italia e Lipu, hanno inviato un appello al Governo, chiedendo di opporsi al provvedimento in tutte le sedi europee.
«Questa proposta non semplifica, ma deregolamenta.
È un cavallo di Troia dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono più ambiente e più salute», dichiarano le associazioni firmatarie.
Negli ultimi venti anni, la legislazione europea ha introdotto regole rigorose per autorizzare i pesticidi, basandosi su valutazioni scientifiche approfondite per proteggere la salute umana, gli ecosistemi e la biodiversità agricola.
Le revisioni periodiche dei principi attivi hanno permesso di ritirare dal mercato sostanze pericolose man mano che emergono nuove evidenze scientifiche.
Le approvazioni potrebbero diventare illimitate per le sostanze attive, eliminando il meccanismo di revisione periodica che finora ha permesso di ritirare dal mercato prodotti pericolosi non appena emergono nuove evidenze scientifiche.
In pratica, un pesticida potrebbe rimanere autorizzato anche se studi recenti ne dimostrassero la tossicità per l’uomo, gli animali o l’ambiente.
Contemporaneamente, le revisioni sistematiche verrebbero ridotte, limitando la capacità di aggiornare le valutazioni in base agli sviluppi scientifici più recenti.
Questo ridurrebbe anche la trasparenza del processo decisionale, perché gli Stati membri avrebbero meno strumenti per basarsi su dati scientifici aggiornati nell’autorizzare o vietare l’uso dei prodotti fitosanitari sul proprio territorio.
La decisione di utilizzare un pesticida rischierebbe di diventare poi più vincolata alle scelte dell’Unione Europea, a scapito della libertà nazionale di proteggere i cittadini.
Inoltre, il regolamento prevede deroghe fino a tre anni dopo la messa al bando di una sostanza, oltre alla possibilità di autorizzare prodotti pericolosi in nome della tutela della produzione agricola.
Questo significa che pesticidi già considerati rischiosi potrebbero continuare a essere utilizzati per anni, con effetti diretti su ecosistemi fragili, qualità del suolo e salute dei lavoratori agricoli.
Le associazioni evidenziano inoltre come il regolamento non affronti il problema dei residui di pesticidi vietati nei prodotti importati, creando un doppio standard che incentiva l’uso di sostanze chimiche pericolose nei paesi terzi.
Preoccupano anche definizioni vaghe come quella di “bio-controllo” e la diffusione dei droni per distribuire pesticidi, che sollevano nuovi interrogativi su esposizione e contaminazione ambientale.
«L’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente», ricordano le associazioni, richiamando l’articolo 41 della Costituzione italiana, sottolineando che la tutela dei beni fondamentali deve prevalere sul mero profitto economico.
La posizione italiana si inserisce in un fronte europeo già ampio: nel 2025, 139 organizzazioni avevano scritto alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen per manifestare il loro dissenso contro ogni tentativo di indebolire le garanzie ambientali e sanitarie.
La mobilitazione italiana chiede oggi al Governo di difendere «l’integrità della legislazione UE e il principio di precauzione», evitando che la semplificazione normativa diventi una scusa per la deregolamentazione dei pesticidi.

(Articolo di Vincenza Soldano, pubblicato con questo titolo il 18 febbraio 20926 sul sito online “greenreport.it”)

