
Concludiamo l’analisi dei contenuti della riforma , mettendo a confronto le ragioni degli opposti sostenitori.
SOSTENITORI DEL SI’
L’attuale sezione disciplinare è troppo indulgente con chi sbaglia
SOSTENITORI DEL NO
Nell’Alta Corte (15 membri: 9 togati e 6 laici) aumenta la percentuale dei membri scelti dai politici rispetto ai magistrati: nell’attuale Csm sono 1 su 3, con la riforma 2 su 5 (dal 33% al 40%).
Il testo della riforma presenta un vuoto normativo perché non modifica anche l’art. 111 della Costituzione che affida al Csm il potere esclusivo di radiare, trasferire o sospendere i magistrati per gravi infrazioni disciplinari: ne deriva che l’art. 104 proposto affida all’Alta Corte un potere disciplinare che paradossalmente non potrà infliggere a chi sbaglia nessuna delle tre sanzioni più pesanti.
Nel sistema vigente (sempre art. 111) i magistrati condannati dal Csm possono ricorrere, come ogni cittadino, in Cassazione.
La riforma lo vieta: contro le sanzioni dell’Alta Corte potranno ricorrere solo alla stessa Alta Corte che li ha puniti, in evidente violazione della terzietà.
Quest’ultimo aspetto presenta un evidente vizio di legittimità costituzionale.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi

