
Nel pomeriggio dello scorso 12 marzo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta all’evento “Sì. Una riforma che fa giustizia”.
Già nei giorni scorsi la presidente del Consiglio era entrata nella campagna referendaria, postando un video sul suo profilo Instagram: “Il 22 e il 23 marzo sarete chiamati a votare il referendum per confermare o meno la riforma della giustizia che il governo ha proposto.
Si è creato un clima di forte confusione, polemiche, semplificazioni slogan e talvolta informazioni parziali o peggio completamente distorte“, ha denunciato la premier.
Ad onor del vero, a dare informazioni completamente distorte è stata la stessa premier, ignorando del tutto quanto era stato detto in precedenza proprio sulla presunta “riforma della giustizia” sia dall’on. Giulia Bongiorno che dal ministro Carlo Nordio.
Il 22 gennaio 2025 l’on. Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia al Senato, ha dichiarato: “Chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia?
Un ignorante può pensare una cosa del genere”.

Il successivo 18 marzo il ministro Nordio ha ammesso che la sua riforma non renderà la giustizia più veloce né più efficiente.
A distanza di quasi un anno la premier Giorgia Meloni dimostra di avere dimenticato del tutto i due suddetti precedenti, legittimando l’interrogativo se sia stato deliberatamente voluto il suo messaggio ingannevole, specie per i cittadini disinformati.
A questo stesso riguardo i sostenitori del No affermano che il referendum non accelera i processi, non migliora la giustizia ed aumenta enormemente i costi.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

