
Roberto Gualtieri. Sullo sfondo, il corteo di Spin Time del 19 settembre
Da fine luglio la vicenda Spin Time ha messo in evidenza due aspetti che oggi stanno caratterizzando l’universo della sinistra più o meno antagonista, più o meno radicale, che non ha rappresentanza in Campidoglio: c’è una spaccatura, ma c’è anche la ricerca di un’alternativa politica in vista delle elezioni del 2027.
Una ricerca ancora (molto) timida, più casuale, quasi sottintesa che pretesa, ma latente.
Rallentata inevitabilmente dal primo aspetto, cioè la spaccatura.
Quella attuata da un certo numero di realtà che rappresentano praticamente tutte le vertenze in piedi a Roma: gli ex mercati generali, la cementificazione della Montagnola, il biodigestore di Casal Selce, lo stadio della Roma a Pietralata, la gestione del patrimonio pubblico, il termovalorizzatore di Santa Palomba.
A questi si è aggiunta l’Arci di Roma, l’insieme delle associazioni culturali di sinistra della città.
La spaccatura nella sinistra radicale
La decisione, da parte di queste realtà, di non partecipare al corteo di Spin Time di quattro giorni fa, è stata motivata in maniera netta, inequivocabile e cruda: “Molti comitati territoriali di Roma non vogliono condividere la piazza con le stesse forze che li stanno condannando a morte.
Dopo anni di lotte contro gli sfratti sappiamo bene che il Pd e la giunta Gualtieri sono strumenti della speculazione, non saranno mai un antidoto”.
Chi ritiene di essere bene informato e ha preso parte a molte assemblee, accusa la comunità di Spin Time di aver sempre respinto le mozioni di condanna nei confronti dell’amministrazione cittadina.
Da qui la spaccatura.
La ricerca di un’alternativa a Gualtieri
Questa situazione, però, non preclude ciò di cui – ancora molto informalmente – si discute in alcuni ambienti della sinistra fuori dai palazzi.
Nelle chat WhatsApp, agli eventi pubblici, i confronti ci sono.
Anche sui social non è difficile imbattersi in post di esponenti della società civile, ex deputati, ex amministratori di Roma che auspicano che qualcosa si muova: “Si può trovare un’alternativa a Gualtieri?” è la sintesi di tutti i discorsi. E dietro questa domanda ci sono, più o meno, le stesse realtà che hanno preso le distanze dal corteo del 19 settembre: “Sì ma vanno fatti inevitabilmente dei passaggi, che ancora non ci sono stati” commenta a RomaToday Vito Scalisi, presidente dell’Arci di Roma.
Che fornisce anche una lettura del momento attuale e dei rapporti interni ai movimenti: “Oggi le vertenze cittadine sono sotto pressione, c’è nervosismo perché quasi tutto quello che si sta combattendo è destinato ad andare a termine.
Noi come Arci abbiamo interlocuzioni continue, ma in questi anni la giunta Gualtieri, su urbanistica e ambiente, ha mostrato non dico chiusura, ma quasi”.
Un dialogo difficile
E qui si apre una biforcazione in chiave elettorale.
Da una parte la possibilità di un’apertura al dialogo da parte di un’amministrazione che si ripresenta agli elettori e decide di coprirsi anche a sinistra, facendo scelte anche forti sulla rigenerazione urbana e gli spazi pubblici, e magari recuperando sostegno se non da tutti, da alcuni.
Dall’altra la chiusura, che comporterebbe un definitivo addio con una fetta sostanziosa della città: “La partecipazione ci dev’essere, non si può eludere, non ci sono poteri speciali che tengano” ammonisce Scalisi.
Un fronte senza struttura
Ed è proprio l’accusa di mancato coinvolgimento che unisce tutte le vertenze in piedi oggi.
Anche quando si sono aperti tavoli di lavoro, come per esempio sul progetto di Hines agli ex mercati generali, questi non sono stati ritenuti reali, sufficienti, incisivi.
Stessa cosa per lo stadio a Pietralata.
Men che meno riguardo l’impianto di combustione dei rifiuti a Roma sud, sul quale la vertenza non è solo di piazza (il 3 ottobre ci sarà una nuova manifestazione) ma anche legale.
E allora, tutti questi comitati, collettivi, queste associazioni formali e informali che a parte formazioni come Potere al Popolo o Rifondazione Comunista non hanno sbocchi strutturati ai quali affidarsi, chi voteranno nel segreto delle urne?
L’auspicio di una piattaforma unitaria
“C’è bisogno di una piattaforma unitaria aperta anche a chi il 19 non è sceso in strada per Spin Time” riflette Marco Miccoli, apertamente dissidente all’interno del Pd romano.
Un partito che l’ex deputato ha contribuito a fondare nella Capitale, ha guidato nei primi anni di vita e di cui è stato anche responsabile dell’organizzazione: “C’è volontà, da parte di Gualtieri, di andare incontro a determinate vertenze?
Perché farlo, va detto, significherebbe anche fermare qualche cantiere”.
In un post Facebook precedente al corteo del 19, l’ex deputato ha scritto: “Di chi è Roma? ci stiamo chiedendo in questi giorni.
Come si inverte la rotta?, cosa proponiamo? e di quali strumenti ci dotiamo per far vincere quelle vertenze e riprenderci la città?
Per questo proponevo un grande convegno in autunno dove unitariamente, superando le divisioni di oggi, provare a produrre una piattaforma, un programma alternativo alle logiche che hanno favorito i fondi immobiliari, una diversa idea di città.
Credo che già da sabato sera (19 settembre, ndr) bisognerà mettersi al lavoro per provare a ricomporre una battaglia che non può che essere unitaria”.
Lista sì o no
Una battaglia unitaria che auspicava a inizio estate anche Valerio Carocci, presidente della fondazione Piccolo America.
Due mesi fa lanciava l’idea di una lista alternativa a quella a sostegno di Gualtieri, poi ha aggiustato il tiro senza però abbassare la guardia: “Non spetta però a noi decidere se presentare liste o proposte alternative – ha scritto in una lettera indirizzata a questo giornale -: in città c’è una rete di comitati, associazioni e movimenti che si batte contro scelte urbanistiche, culturali e sociali che sempre più stanno svuotando Roma.
Ed è quel campo, sociale e variegato, che, se unito, può discutere di quella possibilità.
Il Piccolo America non presenterà alcuna lista: non è il suo ruolo, non può esserlo.
Ma noi saremo sempre in quel campo a lottare per città più accessibili”.
A caccia di un federatore
Una volta trovata la difficile unità, andrebbe trovato anche qualcuno capace di rappresentarla.
Una donna o un uomo sufficientemente autorevole da essere riconosciuto o riconosciuta come figura di garanzia da un ampio numero di realtà.
Questo è un punto che, in base a quanto raccolto da RomaToday, ancora non è stato minimamente affrontato, e forse non lo sarà mai.
Ma c’è chi, con una memoria storica migliore di altri, tira in ballo quanto accaduto nel 1993, quando Renato Nicolini (assessore alla Cultura per un decennio tra gli anni ‘70 e ’80) si candidò al primo turno contro Francesco Rutelli e Gianfranco Fini, sostenuto da Rifondazione Comunista e dalla lista “Liberare Roma”.
Ottenne l’8% dei voti ed ebbe il suo peso al ballottaggio, aiutando Rutelli a diventare per la prima vola Sindaco di Roma.
(Articolo di Valerio Valeri, pubblicato con questo titolo il 24 settembre 2026 sul sito online “Roma Today”)

