
Il primo obiettivo, quello di mettere in sicurezza il sito dell’ex discarica di Malagrotta, è a buon punto.
I lavori, avviati con un investimento di 200 milioni di euro nel secondo semestre del 2024, saranno infatti ultimati entro il 2027.
Il futuro di Malagrotta non è legato solo al capping, al trattamento di biogas e percolato e alla “cinturazione protettiva”.
L’ex discarica è al centro di un progetto di rigenerazione che va oltre la bonifica.
Di questo si è parlato nel corso del sopralluogo che l’assessora all’ambiente Sabrina Alfonsi ha effettuato nell’area, insieme al generale Giuseppe Vadalà, commissario unico per le bonifiche.
L’intervento di riqualificazione segna il passaggio da una visione che puntava alla messa in sicurezza del sito a una fase successiva, quella che prevede la creazione di una “casa della transizione”.
Con l’obiettivo di evitare di camuffare la discarica, è stato elaborato un masterplan che si sostanzia in sei punti.
I cardini del masterplan
‘I sei pilastri della “Casa della Transizione“‘, presentati dal tenente colonnello Aldo Papotto, prevedono interventi infrastrutturali e ambientali chiave.
“L’Anello della custodia” è uno di questi sei pilastri: consiste in un’infrastruttura perimetrale dedicata alla sicurezza, al controllo continuo del sito e alle funzioni di restituzione al territorio.
C’è poi “Il mantello dell’Agro Romano: una copertura vegetale progettata per la protezione del sistema di messa in sicurezza, integrata nel paesaggio tradizionale circostante”.
Un altro pilastro del masterplan è denominato “La Valle dell’Acqua” e punta a realizzare un percorso ecologico e idrico modellato a misura dell’ecosistema della Valle Galeria.
Ci sono poi “I campi di energia civica: una vera e propria ‘valle fotovoltaica’ finalizzata a restituire energia pulita e risorse, con una vera e propria Comunità Energetica Rinnovabile (CER)”.
Completano il masterplan il “Campus distribuito” (uno spazio d’eccellenza con officine del sapere, centri di ricerca e un vivaio dell’Agro Romano) e “La corte della cura”: un’area comune composta da giardini e orti condivisi, un vivaio specializzato e una serra delle stagioni.
Oltre la bonifica
“Con la presentazione del piano di rigenerazione dell’area di Malagrotta si delinea l’assetto futuro di questo sito con interventi che vanno ben oltre la semplice bonifica, ma che prevedono una vera e propria riconversione dell’area nel segno della sostenibilità. Grazie a questo progetto strategico – ha commentato l’assessora Alfonsi – l’area di Malagrotta, che per decenni è stata per Roma una criticità e il teatro di gravissimi incidenti, diventa un’infrastruttura ambientale e un esempio di buone pratiche ispirate ai principi della transizione ecologica.
Un progetto che, per dimensioni, caratteristiche e soluzioni adottate, può far diventare Roma un vero e proprio caso di studio”.
“La trasformazione di una ex discarica tra le più ampie in Europa non può essere ridotta alla semplice sostituzione dei rifiuti con il verde.
Deve divenire un’infrastruttura ecologica, sociale e culturale, un luogo di nuovo aperto alla fruizione pubblica.
Dove prima lo sfruttamento e l’utilizzo erano esclusivamente al servizio della gestione dei rifiuti della città, oggi nasce un volano per la cultura e per l’eco-svago: una comunità energetica rinnovabile (CER) dotata di parco fotovoltaico e trattamento dell’energia derivata dal biogas, ampie aree di verde extraurbano, zone di distensione, orti condivisi, centro congressi, percorsi ecosostenibili immersi nella biodiversità, vivai e serre”.
Il futuro dell’ex discarica è quindi legato a un masterplan strategico e a una cabina di regia che possano consentire la transizione della collina in uno spazio a disposizione della cittadinanza.
(Articolo pubblicato online con questo titolo il 27 ottobre 2026 su “Roma Today”)

