
La casa ora inagibile. Foto di Stefania Frerè
Da quarantasei anni piove acqua dal soffitto e ora la casa è stata dichiarata inagibile.
Succede a Vigne Nuove, in un alloggio Ater di via Rodolfo Valentino 29 all’interno di un condominio misto.
La signora che ci abitava, una 78enne malata gravemente di Parkinson e invalida al cento per cento, adesso non ha più un posto dove stare.
“L’ente non ci risponde, non sappiamo se le verrà assegnata un’altra casa o se faranno dei lavori in questa”.
A parlare è la figlia Stefania Frerè, “Voglio solo che mia madre possa vivere con dignità gli ultimi anni che le rimangono”.
La casa popolare è stata assegnata alla sua famiglia negli anni Ottanta, “ho festeggiato il mio decimo compleanno con la pioggia che scorreva sulle pareti” racconta Stefania.
Poco dopo averla ricevuta la famiglia ha deciso di eliminare la carta da parati e riverniciare l’appartamento.
“Quando l’abbiamo rimossa abbiamo letto ‘appartamento con perdite’, credevamo fossero appunti lasciati scritti dai muratori e che riguardassero solo la fase della costruzione.
Ci sbagliavamo”.

Le pareti della casa. Foto di Stefania Frerè
La causa
L’appartamento si trova al settimo e ottavo piano del palazzo.
Sopra di loro solo il lastrico solare.
È da lì che viene il problema.
“Il tombino è troppo piccolo per la grandezza della terrazza e spesso l’acqua ristagna”.
Molte volte in questi anni, anche quando non abitava più con sua madre, si è armata di molla per cercare di sturare il tombino.
“Talvolta la pioggia caduta era profonda anche diversi centimetri, soprattutto negli ultimi anni con le sempre più frequenti bombe d’acqua”.
All’inizio l’infiltrazione era solo in una stanza del piano superiore, “ho dovuto buttare tutti i mobili della mia cameretta” ha raccontato Stefania, ma negli anni si è andata estendendo, fino a metà ottobre quando ha raggiunto il piano inferiore: “Pioveva in mezzo al salotto”.
Casa inagibile
A maggio Stefania aveva liberato il tombino con la molla e per l’estate la casa ha tenuto.
“Poi a settembre con le prime forti piogge la situazione era diventata insostenibile”.
Per due volte si sono rivolte ai vigili del fuoco “che non sono potuti intervenire perché c’erano troppe emergenze in altri punti della città”.
Fino a quando, disperate dopo l’ultima pioggia, Stefania ha chiamato di nuovo i vigili che sono arrivati la mattina del 21 ottobre.
Assieme a loro anche la polizia municipale e l’assessora alle Politiche sociali, Maria Romano.
“I vigili hanno fatto un giro per la casa e ci hanno detto che era tutto pericolante”.
Tramite il passaparola sui social Stefania è venuta a contatto con il comitato di quartiere Valmelaina-2026.
“Ci siamo subito messi a disposizione” ha raccontato Paolo Negro, presidente del comitato “e così alla prima occasione disponibile ho messo in contatto Stefania con l’ufficio stampa dell’Ater”.

Il lastrico solare allagato. Foto di Stefania Frerè
Cosa dice l’Ater
“È da più di quarant’anni che chiediamo aiuto all’ente ma rispondono sempre di aver preso in carico il sollecito e poi non fanno più sapere nulla.
Anche dopo l’ultima mail del 21 ottobre la risposta dell’ufficio relazioni con il pubblico è stata la stessa” ha detto Stefania.
Contattata da RomaToday, l’Ater ha però precisato che “nel corso degli anni, l’azienda è intervenuta, a seguito delle segnalazioni dell’intestataria, per effettuare gli interventi urgenti”.
Dopo la dichiarazione di inagibilità, la protezione civile ha proposto come soluzione emergenziale una camera d’albergo sulla Tiburtina, ma solo per 15 giorni.
“Si tratta solo di rimandare il problema, inoltre, mia madre non può stare da sola” ha specificato Stefania, “così abbiamo dovuto rinunciare e stiamo cercando di gestire la situazione io e mio fratello, ma le nostre case sono molto piccole e lei sta scomoda”.
L’ente ha precisato che “in tale circostanza, qualora avesse avuto necessità di una sistemazione temporanea alternativa, la signora avrebbe potuto presentare apposita istanza all’Ater per richiedere un alloggio temporaneo.
A tal fine, è stata successivamente contattata e invitata a formalizzare la relativa richiesta”.
L’azienda ha poi aggiunto che “in caso di rifiuto dell’assistenza alloggiativa proposta dalla Protezione Civile, non tutte le famiglie richiedono assistenza ad Ater”.

La lettera della 78enne
Come finirà
Adesso Stefania teme per la condizione di sua madre: “Non sappiamo se dobbiamo abbandonare definitivamente l’appartamento e portare via tutto oppure no”.
Sua madre ha regolarmente pagato l’affitto per 43 anni, “fin quando ha smesso per protesta dato che la situazione diventava sempre più invivibile”, ha precisato Stefania, fatto poi confermato dalla dichiarazione di inagibilità.
In una lettera scritta a mano dall’anziana, in risposta a una diffida di pagamento, la signora scriveva “io voglio pagare per una casa, non per una baracca.
Sono 44 anni che vivo con la paura che se piove mi si allaga la casa”.
L’Ater ha risposto che “per quanto concerne l’ultimo evento che ha aggravato le già note problematiche, l’azienda si sta attivando per individuare le soluzioni necessarie e procedere alla risoluzione dei danni riscontrati”.
Paolo Negro si è detto “fiducioso sulla risoluzione della situazione”, ma critica “la mancanza di organizzazione e di visione dell’azienda che ha permesso a un patrimonio pubblico di arrivare a questo livello di degrado”.
(Articolo di Valeria Costa, pubblicato online con questo titolo il 30 ottobre 2026 su “Roma Today”)

