
Con riferimento all’azione disciplinare del Csm, tocca più volte sentire che le assoluzioni dei magistrati sarebbero nell’ordine del 96% e che quindi solo nel 4% dei casi vi sarebbe un giudizio di condanna, desumendone – anche qui – la natura corporativa dell’organo ed il fatto che i magistrati non pagherebbero per i loro errori.
Non è così, come dimostrato da Eduardo Bracco, magistrato già presidente del Tribunale di Imperia.
La percentuale indicata, probabilmente esatta, ingloba i procedimenti archiviati che, nella quasi totalità dei casi, riguardano esposti contro magistrati presentati da persone scontente della decisione ricevute, da persone squilibrate e da grafomani; per dirne una anche Eduardo Bracco ha subito un esposto da chi sosteneva che fosse il capo della ‘ndrangheta.
Il rilievo statistico dei procedimenti disciplinari – al pari di quelli penali (che, ove si computassero le archiviazioni, avrebbero anch’essi un esito assolutorio superiore al 90% – deve considerare solo il procedimenti “incardinati” e allora abbiamo che dal 2020 al 2025 la sezione disciplinare del Csm ha definito 1.399 procedimenti disciplinari: le condanne sono state 644, cioè il 41%, le assoluzioni il 47% e le sentenze del non logo a procedere il 12%.
Peraltro le sente di non luogo a procedere sono per lo più mancate sentenze di condanna: il magistrato, specie nei casi gravi o quando è vicino alla pensione, se ha la percezione di ricevere una condanna disciplinare, per evitare l’onta, preferisce dimettersi dall’ordine giudiziario.
Senza tema di smentita, si può affermare che la percentuale di condanne disciplinari dei magistrati è stata fin qui ampiamente superiore a quella di ogni altra categoria professionale e in ambito europeo è nettamente la più elevata tra le magistrature, il che dimostra il funzionamento ed il rigore del nostro sistema disciplinare, come più volte pubblicamente riconosciuto dall’avvocato Fabio Pinelli, vicepresidente del Csm, presidente della sezzione disciplinare in assenza del capo dello Stato, e, soprattutto, giurista in quota Lega, partito che sostiene il referendum.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi

